Terra Santa: Gerusalemme, Patriarcato greco-ortodosso denuncia sequestro a Silwan, “atto illegale”

Gerusalemme, Silwan

Il Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme ha espresso “grave preoccupazione” per il raid condotto il 15 giugno dalle autorità israeliane contro una proprietà ecclesiastica a Silwan, nella Gerusalemme Est occupata, definendo l’operazione “un sequestro illegale e illegittimo”. In una dichiarazione ufficiale, il Patriarcato riferisce che durante l’intervento il proprio rappresentante è stato allontanato con la forza, le attrezzature confiscate, gli alberi sradicati e il terreno recintato. L’area – la particella 6 del blocco 29985 – risulta, secondo la fonte, regolarmente registrata a nome della Chiesa e situata accanto a un antico monastero, con rilevanti caratteristiche storiche, archeologiche e religiose. L’istituzione respinge inoltre le motivazioni addotte dalle autorità israeliane, sottolineando che il ricorso a un’ordinanza municipale del 2019, scaduta nel 2024, “non fornisce alcuna base legale” per l’intervento. Il Patriarcato avverte che l’episodio “costituisce un pericoloso precedente” per i diritti della Chiesa a Gerusalemme. Secondo la stessa fonte, gli eventi di Silwan si inseriscono “in un quadro più ampio di crescenti attacchi” contro la presenza cristiana in Terra Santa, denunciando una “inaccettabile tolleranza internazionale”. Nel 2024 sarebbero stati registrati 111 attacchi contro cristiani e luoghi di culto, tra cui 35 contro chiese e monasteri. Il Patriarcato richiama infine anche episodi avvenuti a Gaza, ribadendo che la tutela dei beni ecclesiastici rappresenta “una responsabilità spirituale e storica” e che la pace passa “dal rispetto del diritto, dei luoghi santi e della dignità della presenza cristiana a Gerusalemme”.

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