“La nostra presenza qui oggi vuole essere una lieta risposta di adorazione e di gratitudine al Signore, che è vivo in mezzo a noi e continua a indicarci i sentieri di luce che nascono dal Vangelo quando noi, discepoli di Gesù, decidiamo di mettere in pratica i suoi insegnamenti, credendo con fede al suo immenso amore per noi. Egli, infatti, ci ha amati così tanto da soffrire per noi la passione, morire e risorgere, e ora ci guida con la forza dello Spirito Santo in questa valle di lacrime, mentre attendiamo il suo ritorno alla fine dei tempi”. Lo ha detto sabato a Jauru, nella diocesi di São Luiz de Cáceres in Brasile, il card. João Braz de Aviz, perfetto emerito del Dicastero per la vita consacrata, in occasione della beatificazione del sacerdote italiano, don Nazareno Lanciotti, morto il 22 febbraio 2001, a 61 anni, dopo essere stato ferito a morte da un gruppo armato. La comunità di Jauru e la Chiesa del Regionale dei vescovi, sono “depositarie di questa eredità di santità e di testimonianza umano-divina lasciata dal beato presbitero e martire padre Nazareno Lanciotti. Egli è ormai una testimonianza autorevole di vita cristiana per tutta la Chiesa e per l’intera umanità”, ha aggiunto il porporato richiamando la vita missionaria del sacerdote “sostenuta dalla Santissima Eucaristia e dal profondo amore per la Vergine Maria. Da qui nasceva la sua forza interiore, alimentata dal Vangelo, che lo spinse a dedicarsi al servizio dei più poveri e alla lotta contro le diverse forme di ingiustizia e di oppressione, come lo sfruttamento dei minori, la prostituzione infantile e il traffico di droga nella regione di confine tra il Brasile e la Bolivia”. La sua figura “luminosa” rappresenta “per noi un eloquente stimolo a ravvivare i valori del Vangelo, che ricreano gli autentici valori umani in questo momento della storia, nel quale la cultura dominante tende a sminuirli completamente in nome di un progresso tecnologico certamente necessario, ma che rischia di generare nuove forme di schiavitù e un mare di sofferenze per gran parte dell’umanità, come dimostrano le guerre in corso. Papa Leone ci invita oggi a lavorare per una grande unità e comunione nella Chiesa e per una pace autentica nel mondo, privilegiando in ogni ambito della vita umana la via del dialogo, dell’ascolto e della giustizia”. Don Lanciotti, dice il postulatore della causa, don Enzo Gabrieli, era “un uomo guidato da un desiderio radicale di totalità, che si è manifestato fin dalla giovinezza. Nato a Roma il 3 marzo 1940 era cresciuto a Subiaco, dove la famiglia era sfollata a causa della guerra. Proprio nel Seminario abbaziale di Santa Scolastica è nata la sua vocazione. I testimoni dell’epoca ricordano un episodio emblematico: mentre giocava a pallone, indicando una statuina di Lourdes, disse ai compagni: ‘O santo o niente’”.