Sant’Antonio di Padova: fra’ Ramina (rettore basilica), “richiama a sé persone di culture diverse e costruisce un popolo di comunione”

“La basilica è gremita di tante persone che vengono qui e che affidano a Sant’Antonio, sia i motivi di grazia, sia richieste di preghiere, ma tante persone vengono qui anche per amicizia. Ecco, io ho colto un gran bisogno di ‘fare corpo’, di ‘fare famiglia’, di ‘fare comunità’. Credo che uno dei più grandi segni prodigiosi di sant’Antonio sia proprio questo: richiamare a sé persone di culture diverse e costruire un popolo di comunione”. Lo ha affermato ieri padre Antonio Ramina, rettore della Basilica del Santo, all’indomani della Festa di Sant’Antonio di Padova, commentando l’afflusso di fedeli che, anche di domenica, hanno reso omaggio al santo.
Sabato la Cappella del Tesoro all’ora di chiusura, intorno alle 21.30 circa, ha registrato 9.424 passaggi. Ieri alle 12 sono stati conteggiati oltre 1.300 passaggi sulla tomba e davanti alle Insigni reliquie.
Come viene sottolineato in un comunicato, in Basilica si ritrovano culture diverse per fare comunione: da circa una decina d’anni secondo la tradizione, nella domenica dopo la solennità di Sant’Antonio giungono a salutare il santo anche gli eritrei. Ieri hanno celebrato una liturgia alle 12.15: “Ho accompagnato il gruppo dei pellegrini di origine eritrea che hanno come tradizione quello di venire in questa basilica e celebrare la messa, ascoltare la messa, unirsi al popolo per la devozione al Grande Santo – ha raccontato padre Protasio Delfini, frate cappuccino, missionario in Eritrea, presente momentaneamente in Italia, a Milano –. Sant’Antonio è grande non solo qui a Padova ma a livello mondiale. Egli è tanto seguito in Eritrea, dove c’è una chiesa in cui la gente arriva tutti i martedì dell’anno. Adesso che siamo qui, è come tirare le conclusioni per un pellegrinaggio che è durato tutto l’anno, e speriamo che Sant’Antonio sia generoso verso tutti”.

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