Cuba: preoccupazione da L’Avana, “intervento armato potrebbe avere effetti catastrofici”

“Ciò che si nota con amarezza, specialmente osservando il panorama informativo in Italia e nel resto d’Europa, è una lettura della crisi cubana drammaticamente parziale. La colpa di ogni disservizio viene attribuita unicamente alle decisioni politiche di Donald Trump e al conseguente blocco petrolifero. Se è innegabile che l’embargo causi gravi danni energetici e paralizzi il Paese, è altrettanto vero che questa narrazione nasconde i fallimenti strutturali di un sistema al collasso”. Lo afferma, da L’Avana, una fonte confidenziale del Sir, che preferisce restare anonima. “La situazione degli ospedali – prosegue – ne è la prova più evidente: la visita al reparto psichiatrico di una grande struttura ospedaliera rivela condizioni desolanti, paragonabili alle realtà più povere del pianeta”. Secondo la fonte, “la popolazione, in gran parte, non ne può più di questa situazione e spera in una spallata forte, anche se un eventuale intervento armato avrebbe effetti catastrofici”. Il regime, però, continua a mantenere una forte capacità di propaganda e coercizione. “La recente manifestazione sul Malecón dell’Avana è stata celebrata dai media statali con toni trionfalistici, ma la maggior parte dei partecipanti era composta da dipendenti pubblici o membri dell’esercito costretti a scendere in piazza sotto il ricatto del licenziamento”. “La tensione sociale è palpabile – racconta ancora la fonte –. I blackout energetici arrivano a durare anche venti ore al giorno e la popolazione esasperata protesta incendiando cassonetti. Quando le manifestazioni diventano più partecipate, la risposta dello Stato è immediata repressione”.
A colpire è anche il contrasto tra la povertà diffusa e la costruzione di hotel ultramoderni finanziati con risorse cubane. “All’interno dell’isola – sostiene – è noto come queste opere siano legate a circuiti di riciclaggio e agli interessi della casta militare”. La fonte denuncia inoltre che “il commercio con gli Stati Uniti non si è mai realmente fermato”: tramite piattaforme online è possibile acquistare beni alimentari a prezzi europei, recapitati in poche ore da Nord America o Messico. “Questi canali fanno capo a società estere riconducibili ai generali del regime e finiscono per alimentare solo i loro conti all’estero, senza benefici reali per la popolazione”. Il risultato, conclude, è “un enorme divario sociale: una ristretta élite si arricchisce, mentre la maggioranza soffre fame, carenza di beni essenziali, trasporti proibitivi e l’abbandono degli anziani”.

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