“Nel contesto della crescente digitalizzazione dell’economia e della società, occorre garantire che l’innovazione tecnologica sia compatibile con gli obiettivi ambientali e climatici e presidiare un ambito in rapida evoluzione, spesso percepito come immateriale ma caratterizzato, in realtà, da impatti energetici e ambientali significativi, soprattutto lungo la filiera delle infrastrutture digitali”. Ne è convinta Maria Siclari, direttore generale di Ispra, secondo la quale “la transizione digitale porta con sé sfide ambientali che richiedono una governance rigorosa”. “L’impatto – ha piegato intervenendo alla presentazione dell’Osservatorio sul contributo all’ambiente delle tecnologie digitali, presentato oggi in Vaticano – si manifesta su diversi fronti come, ad esempio il consumo energetico, le materie prime critiche, il consumo di acqua, le emissioni di gas serra, il consumo di suolo”. La dimensione digitale, però, “non è soltanto fonte di pressione ambientale, ma può diventare una leva positiva per la protezione dell’ambiente, se correttamente governata”, la tesi dell’esperta, poiché “la digitalizzazione consente di migliorare in modo significativo il monitoraggio ambientale, attraverso l’uso di sensori, sistemi di raccolta dati in tempo reale, modelli previsionali e piattaforme di analisi integrate”. “Quando si valutano fenomeni complessi come quello delle innovazioni digitali, questi devono essere misurabili, valutabili e governabili”, il monito, perché “monitorare l’ambiente significa, in ultima analisi, monitorare la casa comune”. Il dato ambientale, così, “diventa lo strumento per garantire la dignità umana, la salute e la sicurezza delle generazioni presenti e future”. Obiettivo, questo, perfettamente in linea con le finalità dell’Osservatorio, che si propone di “accompagnare la transizione digitale affinché sia compatibile con la transizione ecologica, evitando che i benefici dell’innovazione vengano ottenuti trasferendo costi sull’ambiente e sulle comunità”.