Politica e società: Fttr, ieri a Padova un confronto su cristianesimo e democrazia

(Foto Fttr)

Potere e pensiero, autorità e partecipazione, laicità e diritti, libertà e verità, politica ed etica, giustizia e dignità, persona e servizio, solidarietà e sussidiarietà: sono alcune delle sfaccettature del binomio che lega l’esperienza cristiana e la cultura democratica, emerse nel convegno “Cristianesimo e democrazia” proposto dalla Facoltà teologica del Triveneto ieri a Padova.
Un rapporto complesso, che è stato indagato con il contributo del giornalista Giampiero Gramaglia, del sociologo Roberto Francesco Scalon, del filosofo Rocco D’Ambrosio, dello storico Stefano Dal Santo, del giurista Gianfranco Maglio e del teologo morale Bruno Bignami. I lavori sono stati aperti dal preside della Facoltà Maurizio Girolami.
Il giornalista Giampiero Gramaglia ha guardato all’attualità politica, osservando che “il mondo cristiano, il quale, specie dopo la seconda guerra mondiale, è stato all’avanguardia – in quello che, fino a poco tempo fa, era l’Occidente – nell’affermare i valori della democrazia, del rispetto dei diritti umani e sociali, della cooperazione internazionale, tende, oggi, in alcune sue componenti, evangeliche, ortodosse e pure cattoliche, a limitare o negare quei valori e a praticare il primato della forza sul diritto”.
Roberto Scalon (Università di Torino) ha evidenziato che “dalla matrice teologica cattolica scaturisce una società democratica di tipo comunitario che possiamo anche, e molto più efficacemente, definire relazionale, solidale e sussidiaria (tutte parole chiave della pensiero/dottrina sociale cattolico/a)”.
Per Rocco D’Ambrosio, “occorre innanzitutto sconfiggere il pregiudizio verso la politica, il ‘problema’ del partito, per così dire. L’etica dei cattolici in politica è al di là degli schieramenti: non esiste un partito che incarni tutto ciò in cui crediamo, ma la medesima fede cristiana può condurre a impegni in ambiti differenti”.
Il contributo di taglio storico, a cura di Stefano Dal Santo, è stato un excursus nella storia della Chiesa e dei suoi rapporti con la realtà della democrazia in Europa, a partire dall’irruzione dei principi democratici contenuti nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789) fino alle soglie del Concilio Vaticano II.
Secondo Gianfranco Maglio, “democrazia laica e fattore religioso possono certamente convivere con reciproco vantaggio e in questo ambito l’etica sociale cristiana, nonostante la forte crisi della pratica religiosa, conserva un peso importante nella coscienza civile, come riferimento valoriale e culturale. In questo senso si può parlare di una laicità positiva o collaborativa”.
“Spesso la politica preferisce i fan ai pensatori – ha esordito don Bignami –. Ma un pensiero puramente gestionale e amministrativo senza un pensiero di cultura politica è destinato a fallire. I problemi nascono quando le persone smettono di pensare. Ciò brucia alla radice ogni possibilità di speranza. L’assenza di pensiero ha come esito frasi di dura contrapposizione, slogan, atteggiamenti standard. Il nazismo si è nutrito di un pensiero infarcito di slogan semplificatori. Così è successo in molte autocrazie o regimi dittatoriali. L’antidoto è coltivare il pensiero”.

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