“L’essere umano ha ricevuto la capacità di conoscere, di nominare, di discernere, di meravigliarsi davanti al mondo e di interrogarsi sul suo senso”. È il riferimento del Papa all’albero della Genesi, citato nel suo discorso al mondo della cultura, nel Campus universitario “Léon XIV” dell’Università nazionale, a Malabo. “Il problema non sta nella conoscenza, ma nella sua deviazione verso un’intelligenza che non cerca più di corrispondere alla realtà, ma di piegarla alle proprie misure, giudicandola secondo la convenienza di chi pretende di conoscere”, ha spiegato: “Lì la conoscenza cessa di essere apertura e diventa possesso; cessa di essere cammino verso la saggezza e si trasforma in orgogliosa affermazione di autosufficienza, aprendo la strada a smarrimenti che possono arrivare a diventare disumani”. Il segreto sta nel legame con un altro albero, quello della Croce, “non come negazione dell’intelligenza umana, ma come segno della sua redenzione”: “Lì l’essere umano è invitato a lasciare che il suo desiderio di conoscere sia sanato: a riscoprire che la verità non si fabbrica, non si manipola né si possiede come un trofeo, ma si accoglie, si cerca con umiltà e si serve con responsabilità”. È in Gesù, dunque, che “si manifesta la profonda armonia tra verità, ragione e libertà”: “La verità si offre come una realtà che precede l’uomo, lo interpella e lo chiama a uscire da sé stesso, e per questo può essere ricercata con fiducia. L’albero della Croce riporta l’amore per la conoscenza al suo alveo originario. Così, la ricerca della verità rimane veramente umana: umile, seria e aperta a una verità che ci precede, ci chiama e ci trascende”.