Una reazione autoimmune materna potrebbe essere tra le cause della trisomia 21, aprendo nuovi scenari nella comprensione della Sindrome di Down anche al di fuori del fattore età. È quanto emerge da uno studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e del Policlinico Gemelli Irccs, coordinato da Giuseppe Noia e pubblicato sull’International Journal of Molecular Sciences. La ricerca suggerisce che anticorpi diretti contro la zona pellucida dell’ovocita possano interferire con i meccanismi della fecondazione, favorendo la non-disgiunzione del cromosoma 21. Il fenomeno, riscontrato nel 34% delle madri coinvolte nello studio e assente nel gruppo di controllo, rappresenterebbe un fattore di rischio indipendente dall’età materna, contribuendo a spiegare i casi di Sindrome di Down anche in donne giovani. Tutto questo apre a nuove prospettive sia nella ricerca sia nella consulenza preconcezionale, con possibili sviluppi nella prevenzione e nella gestione del rischio riproduttivo. I risultati, frutto di 5 anni di lavoro, saranno presentati in occasione del meeting “Sindrome di down: nuove frontiere sulla genesi della trisomia 21” che si terrà giovedì 23 aprile, dalle ore 10,30, nella Hall del Policlinico Gemelli. L’incontro vedrà, dopo i saluti di mons. Claudio Giuliodori, Giuseppe Fioroni, Tullio Ghi e Antonio Lanzone, gli interventi di Giuseppe Noia, Francesco Ria, Marco De Santis, Maurizio Genuardi, Tina Pasciuto e Paolo Spina.