La situazione umanitaria nella Striscia di Gaza continua a peggiorare. È quanto emerge dall’ultimo Humanitarian Situation Report dell’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari, aggiornato al 17 aprile. La maggior parte delle famiglie resta sfollata e dipende quasi completamente dall’assistenza umanitaria, compresa la distribuzione di acqua tramite autobotti, fondamentale soprattutto per il consumo potabile. Secondo il rapporto, molti civili non riescono a permettersi beni essenziali e vivono senza un’adeguata protezione dalla violenza e dall’esposizione a fattori ambientali. Raid aerei, bombardamenti e colpi d’arma da fuoco continuano a colpire le aree residenziali, provocando vittime civili e danni a infrastrutture critiche; recenti segnalazioni indicano che diversi attacchi avrebbero preso di mira personale di polizia. I dati del Ministero della Salute di Gaza riferiscono che tra l’8 e il 15 aprile 29 palestinesi sono stati uccisi e 105 feriti. Il bilancio resta in continuo aggiornamento: nella notte cinque palestinesi sono stati uccisi e altri feriti in attacchi aerei israeliani in diverse aree della Striscia. Secondo il ministero della Salute, dall’annuncio del cessate il fuoco dell’ottobre scorso le vittime sono salite a 776 morti e oltre 2.170 feriti. Sul fronte degli aiuti, tra il 6 e il 12 aprile il Meccanismo congiunto di distribuzione rapida guidato dall’Onu ha raggiunto 317 famiglie con pacchetti di assistenza multisettoriale, fornendo tende, teloni e coperte. Dopo una sospensione temporanea, il 12 aprile sono riprese anche le evacuazioni mediche: 103 pazienti, con 190 caregiver, sono stati evacuati attraverso il valico di Rafah, mentre 292 palestinesi sono rientrati nella Striscia. Particolarmente allarmante è la situazione sanitaria. Tra il 7 e il 13 aprile, un sistema di allerta gestito dal Site Management Cluster nei siti per sfollati ha indicato che roditori o parassiti sono frequentemente visibili nell’81% dei siti valutati, interessando circa 1,45 milioni di persone. Sono stati segnalati liquami nelle strade, accumulo di rifiuti, acqua stagnante, tracce di defecazione all’aperto e carcasse di animali; solo il 3% dei siti non presenta rischi ambientali visibili. In 1.322 siti è stata rilevata la presenza di infezioni cutanee, scabbia, pidocchi, cimici dei letti e altre infestazioni, con oltre 70.000 casi segnalati nel 2026. L’Ocha segnala che gli interventi restano ostacolati dalla scarsità di materiali e dalle restrizioni di accesso. Anche se sono aumentati i flussi di aiuti dal porto di Ashdod e con la riapertura del valico di Zikim, le limitazioni restano significative, mentre cresce l’ingresso di merci non essenziali a scapito di cibo, gas e materiali per gli alloggi, in un contesto di bisogni umanitari in costante aumento.