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Cisgiordania: Ocha (Onu), attacchi dei coloni, case demolite e famiglie sfollate. Crescono i bisogni umanitari

Cisgiordania (foto archivio)

Livelli di violenza elevati e persistenti, politiche restrittive, nuovi feriti, case distrutte e famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni. È il quadro che emerge dall’ultimo Humanitarian Situation Report dell’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari, aggiornato al 17 aprile, che descrive una situazione umanitaria sempre più critica in tutto il Territorio Palestinese Occupato, mentre i limiti di accesso e operativi continuano a ostacolare gli sforzi di assistenza. In Cisgiordania, tra il 7 e il 13 aprile, due palestinesi sono stati uccisi da coloni israeliani: l’8 aprile a Tayasir, nel governatorato di Tubas, e l’11 aprile a Deir Jarir, nel governatorato di Ramallah. Nello stesso periodo, nel villaggio di Jayyus (Qalqiliya), un’anziana donna palestinese è morta per un attacco cardiaco durante un’operazione di perquisizione condotta dalle forze israeliane. Secondo il report, almeno 40 attacchi documentati di coloni contro civili palestinesi hanno provocato feriti, danni alle proprietà o entrambi. A Wadi Qana, nel governatorato di Salfit, sono state distrutte coltivazioni e condutture di irrigazione, mentre a Beit Imrin, nel governatorato di Nablus, due donne anziane sono state aggredite e ferite mentre raccoglievano timo. In totale, nel periodo considerato, almeno 48 palestinesi, tra cui otto bambini, sono rimasti feriti: 22 in attacchi dei coloni e 26 nel contesto di operazioni e raid delle forze israeliane. Preoccupante anche la situazione degli sfollamenti. Il 13 aprile, riferisce Ocha, 114 donne palestinesi hanno potuto rientrare brevemente nelle proprie case nel campo profughi di Jenin per recuperare alcuni beni personali, sotto scorta militare e dopo perquisizioni. Si tratta di parte dei 33.362 rifugiati palestinesi sfollati dai campi di Jenin, Tulkarm e Nur Shams dal gennaio 2025. Secondo Unosat, oltre 1.500 strutture risultano distrutte o gravemente danneggiate nei tre campi. Nel solo periodo di riferimento, Ocha ha attivato interventi di emergenza dopo la demolizione di 10 strutture per mancanza di permessi edilizi: tre in Area C, sotto pieno controllo israeliano, e sette a Gerusalemme Est, con lo sfollamento complessivo di 37 persone, tra cui 11 bambini. Dall’inizio del 2026, più di 2.500 palestinesi, oltre 1.100 minori, sono stati sfollati in Cisgiordania e a Gerusalemme Est soprattutto a causa di attacchi dei coloni, demolizioni ed evacuazioni forzate. Resta fragile, infine, la sicurezza alimentare. Il potere d’acquisto delle famiglie continua a diminuire, i prezzi restano alti e l’agricoltura è sotto forte pressione per restrizioni di accesso, scarsità d’acqua e aumento dei costi. I partner di Ocha stanno distribuendo aiuti agricoli, acqua, rifugi per animali e supporto psicosociale, ma – avverte l’Onu – i bisogni umanitari della popolazione palestinese continuano a crescere.

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