Papa in Guinea Equatoriale: incontro autorità, “avvertire la differenza fra ciò che dura e ciò che passa”

“Confermare nella fede e consolare il popolo di questo Paese in rapida trasformazione”. Così il Papa ha spiegato il senso del viaggio in Guinea Equatoriale, ultima tappa del suo terzo viaggio apostolico internazionale. Al centro del suo primo discorso, dal palazzo presidenziale di Malabo, il “De civitate Dei” e le due città: “quella di Dio, eterna, caratterizzata dal suo amore incondizionato (amor Dei), unito all’amore del prossimo, specialmente dei poveri; e quella terrena, luogo di dimora provvisorio, in cui l’uomo e la donna vivono fino alla morte”. “Le due città esistono assieme fino alla fine dei tempi e ogni essere umano nelle sue decisioni manifesta, giorno per giorno, a quale di esse vuole appartenere”, ha spiegato Leone XIV: “So che avete intrapreso l’imponente progetto di costruire una città, che da pochi mesi è la nuova capitale del vostro Paese. Avete voluto chiamarla con un nome in cui sembra risuonare quello della Gerusalemme biblica, Ciudad de la Paz. Possa una tale decisione interrogare ogni coscienza su quale città voglia servire!”. “Per il grande padre Agostino la città terrena è incentrata sull’amore orgoglioso di sé (amor sui), sulla brama di potere e di gloria mondani che portano alla distruzione”, ha proseguito il Papa: “Diversamente, Agostino ritiene che i cristiani siano chiamati da Dio ad abitare nella città terrena con il cuore e la mente rivolti alla città celeste, la loro vera patria”. Per Leone, “è fondamentale” per il cristiano avvertire “la differenza fra ciò che dura e ciò che passa, conservandosi libero dall’ingiusta ricchezza e dall’illusione del dominio”. In quest’ottica, la Città di Dio “non propone un programma politico ma offre preziose riflessioni su questioni fondamentali della vita sociale e politica”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa