Senza farsi scoraggiare dalle avversità e dagli attacchi alla società civile, milioni di persone nel mondo resistono all’ingiustizia e alle pratiche autoritarie. È una delle poche notizie positive contenute nel Rapporto 2026 sulla situazione dei diritti umani nel mondo di Amnesty international, presentato oggi a Roma, che esamina la situazione in 144 Stati. Nel 2205 i giovani della Generazione Z si sono mobilitati in Kenya, Madagascar, Marocco, Nepal e Perù. Ad inizio 2026 negli Stati Uniti “le persone si sono organizzate strada per strada, isolato per isolato, da Los Angeles a Minneapolis contro i raid violenti e fortemente militarizzati delle agenzie federali che si occupano d’immigrazione”. Inoltre, rileva il Rapporto, “manifestazioni di massa contro il genocidio israeliano si sono svolte in ogni parte del mondo e da 40 Stati sono salpate flottiglie per mostrare solidarietà alla popolazione palestinese. L’attivismo globale contro i flussi di armi destinati a Israele è aumentato: in Francia, Grecia, Italia, Marocco, Spagna e Svezia i portuali hanno cercato di impedire la partenza di navi cariche di armi”.
Le Filippine hanno consegnato l’ex presidente Rodrigo Duterte alla Corte penale internazionale, ricercato per il crimine contro l’umanità di uccisione. Il Consiglio d’Europa e l’Ucraina hanno promosso l’istituzione del Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina mentre nella Repubblica Centrafricana un tribunale misto ha condannato sei ex membri di un gruppo armato per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha istituito un meccanismo indipendente d’indagine per l’Afghanistan, una commissione d’inchiesta e una commissione di accertamento dei fatti sulla Repubblica Democratica del Congo. Nel 2026, inoltre, “un numero più ampio di Stati sta prendendo posizione contro le pratiche autoritarie e gli attacchi all’ordine basato sulle regole. La Spagna in particolare si è distinta per posizioni basate sui principi ma tutte queste richieste devono essere seguite da azioni decisive e costanti nel tempo”. Il 2025, conclude Agnés Callamard, segretaria generale di Amnesty international, “ci ha restituito una potente immagine di resistenza e solidarietà da parte di manifestanti, rappresentanti diplomatici, leader politici e altre persone. Dobbiamo ripartire dal loro esempio e dal loro coraggio. Vogliamo che il 2026 sia l’anno in cui dimostreremo che abbiamo il potere di cambiare le cose e che la storia non è meramente un’imposizione sulle nostre teste”.