Diritti umani: Amnesty, “il mondo è sull’orlo di un precipizio. Porre fine a ordine predatorio e respingere politiche arrendevoli”

“Porre fine ad un ordine predatorio e contrario ai diritti umani”: è l’appello di Amnesty international contenuto nel Rapporto 2026 sulla situazione dei diritti umani nel mondo, presentato oggi a Roma. Il volume prende in esame la situazione in 144 Stati. L’organizzazione per i diritti umani denuncia un 2025 segnato da “attacchi predatori al multilateralismo, al diritto internazionale e alla società civile”, portatori dell’idea di un ordine mondiale “basato su razzismo, patriarcato e agende contrarie ai diritti umani”.  “Il mondo è sull’orlo di un precipizio di una nuova pericolosa era”, avverte Amnesty, chiedendo agli Stati, agli organismi internazionali e alla società civile di “respingere le politiche arrendevoli” e “resistere collettivamente a questi attacchi”. “Oggi c’è un assalto diretto alle fondamenta dei diritti umani e all’ordine internazionale basato sulle regole da parte degli attori più potenti, a scopo di controllo, impunità e profitto”, sottolinea Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty international. Il conflitto in Medio Oriente, in particolare, “è il prodotto di un precipizio in assenza di legge”.
Le situazioni denunciate sono innumerevoli, tra le quali: Israele, che “ha portato avanti il suo genocidio contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, nonostante il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 e il suo sistema di apartheid, accelerando l’espansione degli insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme est”. Gli Usa, che “hanno commesso oltre 150 esecuzioni extragiudiziali, bombardando imbarcazioni e nell’Oceano Pacifico e nel Mar dei Caraibi e, nel gennaio 2026, hanno compiuto un atto di aggressione contro il Venezuela”. E nel 2026 hanno fatto “uso illegale della forza contro l’Iran”, provocando attacchi di rappresaglia iraniani contro Israele e l’aumento degli attacchi di Israele al Libano. La Russia, che “ha intensificato gli attacchi aerei contro infrastrutture civili in Ucraina”. L’esercito in Myanmar, che ha usato “paracaduti a motore per sganciare esplosivi contro i villaggi uccidendo decine di civili”. Gli Emirati Arabi, che alimentano il confitto in Sudan “fornendo armi avanzate di produzione cinese alle Forze di supporto rapido”, il gruppo paramilitare che “ha commesso uccisioni di massa e violenze sessuali contro la popolazione civile”. E poi le violazioni dei diritti umani nella R.D. Congo, in Afghanistan, in Iran, le sanzioni contro la Corte penale internazionale e la Relatrice speciale Onu sui Territori palestinesi occupati.

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