Pasqua 2026: mons. Giulietti (Lucca), “quando uno vive da risorto la violenza cede il passo al dialogo”

Oltre alle “guerre guerreggiate”, c’è anche “una conflittualità diffusa, che si esprime nella radicalizzazione delle posizioni politiche e culturali, nella litigiosità familiare e condominiale, nelle forme di violenza che abitano gli ambienti della vita quotidiana, nella crescente indisponibilità a cercare di capire l’altro e le sue ragioni”. A farlo notare è mons. Paolo Giulietti, arcivescovo di Lucca, nei suoi auguri ai fedeli per la Pasqua. “Del resto la croce, quella di Cristo e le tante che cascano sulle spalle degli uomini, è sempre l’esito di un conflitto che sfocia nella violenza e produce vari tipi di morte”, osserva il presule: “La tentazione di rassegnarsi, sia adeguandosi all’andazzo sfoderando gli artigli, sia rifugiandosi in ambiti separati e ben protetti, è fortissima: se ne colgono in continuazione piccole e grandi manifestazioni, a tutti i livelli”. In sintesi, per Giulietti, “la nostra società – forse anche le nostre comunità cristiane? – si mostra sempre meno capace di uno sguardo positivo verso il futuro, sgomenta com’è per un presente a tinte sempre più fosche”. “Ai disperati di ieri e di oggi il Risorto mostra un’alternativa alla rassegnazione, a quella ‘globalizzazione dell’impotenza’ che scoraggia il bene”, scrive il vescovo: “guardare ai travagli dell’esistenza e della storia come passaggi che possono condurre a un esito imprevedibile di vita”. “Quando uno vive da risorto – ce ne sono tanti anche in mezzo a noi! – attorno a lui le persone si aprono alla speranza e la violenza cede il passo al dialogo: la pace si diffonde, i conflitti si stemperano, la giustizia cresce ovunque”, assicura il vescovo.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi