“Non vogliamo limitarci ad una compassione dettata solo dal nostro sentimento; vogliamo piuttosto sentirci partecipi della sofferenza di Gesù”. Lo ha detto ieri l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mons. Claudio Maniago, al termine della tradizionale processione della Naca (tipica forma di una culla allungata ornata di tessuti e attorniata da fiori), invitando i fedeli a entrare con consapevolezza nel mistero della Passione di Cristo. Il presule ha posto al centro della sua riflessione la realtà concreta delle famiglie, spesso segnate da difficoltà e fragilità. Incomprensioni, malattie, precarietà economica e incertezze sul futuro rappresentano – ha detto – ferite diffuse che attraversano la vita quotidiana. Il presule – informa una nota della diocesi – ha inoltre allargato lo sguardo agli scenari più drammatici del nostro tempo, segnati da guerre, violenze e migrazioni forzate, ricordando come “la situazione di molte famiglie è aggravata dalla precarietà del lavoro e dalle conseguenze della crisi economica”, e richiamando l’urgenza di una maggiore attenzione sociale e istituzionale. Mons. Maniago ha quindi elevato una forte invocazione, chiedendo che cessino le guerre e le violenze e che si moltiplichino strumenti “concreti di sostegno per le famiglie, affinché nessuna venga lasciata sola e ciascuna possa vivere con dignità la propria vocazione”. “La stagione del dolore, se vissuta con Cristo, racchiude già la vita nuova del mondo risorto”. Un invito a non fermarsi alla croce, ma a riconoscere in essa l’inizio di una vita nuova: è questo il cuore del messaggio dell’arcivescovo.