Pasqua 2026: mons. Marino (Nola), “vivere da risorti significa rendere la terra casa comune e non campo di battaglia”

(Foto Ucs diocesi di Nola)

La gioia della Pasqua è la luce che può illuminare il mondo in “questo nostro tempo così brutalmente ferito dalla guerra, sempre più aggressiva e pericolosa per il rischio nucleare che brandisce come ascia, in un’epoca sfigurata dalle tante fragilità esistenziali e precarietà lavorative, funestata dalla morte di tanti bambini vittime innocenti di ogni guerra”. Questa l’incoraggiante certezza che il vescovo di Nola, mons. Francesco Marino, condivide con la comunità diocesana attraverso il messaggio di Pasqua “Come cantare l’esultanza pasquale nella notte della guerra?”. “Avvertiamo anche noi la fatica dell’orante del Salmo 137: ‘Come cantare i canti del Signore in terra straniera?’”, sottolinea mons. Marino, evidenziando il “senso di smarrimento, quasi di ‘esilio’ da quei valori fondanti la verità dell’umano”. C’è, invece, nel cuore di ogni uomo, ricorda il vescovo, un anelito a una civiltà nuova fondata sull’amore fraterno, un “desiderio di vita nuova che vedo in tanti giovani, nonostante tutto”. Per il presule, “vivere da risorti significa rendere la terra casa comune e non campo di battaglia”. Ed “è consolante sapere che, mentre è ancora notte, Cristo ha già spezzato i vincoli della morte”. Richiamando l’ottavo centenario del “beato transito di san Francesco d’Assisi”, mons. Marino invita ogni credente a seguirne “l’imperituro messaggio di pace e bene”: “Pregare non è assolutamente inutile! Non si tratta tanto di convincere Dio, ma di sciogliere il cuore dei potenti della terra”. La celebrazione della Risurrezione, conclude il vescovo, “non è una semplice commemorazione annuale o una rievocazione storica, piuttosto un’esperienza viva e attuale della salvezza”.

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