Terrorismo: anniversario di piazza Fontana. Lo storico Bernardi racconta l’“orrenda strage” e “l’altra faccia della strategia della tensione”

(Foto EB/SIR)

La strage di piazza Fontana, avvenuta a Milano il 12 dicembre 1969, “rappresenta una ferita ancora aperta nella storia d’Italia. Una pagina strettamente legata a un inquietante dietro le quinte fatto di manovre politiche ed economico-finanziarie, prima e dopo quella data spartiacque”. Nell’anniversario della strage, che sconvolse Milano e l’Italia intera, esce, per i tipi di Donzelli, il volume di Emanuele Bernardi, Orrenda strage a Milano. Piazza Fontana, la questione agraria, la finanza globale. “Se molte sono state le interpretazioni storiche e giudiziarie su quanto avvenne quel triste pomeriggio, in pochi si sono posti la domanda da cui parte questo libro: perché proprio la Banca nazionale dell’Agricoltura? Un quesito – spiegano dalla casa editrice – cui l’autore risponde, sulla base di fonti inedite e di interviste, avanzando la tesi che quell’attentato possa essere considerato una ‘gamba rurale’ dei tessitori della strategia della tensione, fra politica e finanza. Che decisero di scegliere quell’istituto di credito fra tanti (insieme alla Banca nazionale del Lavoro e alla Banca commerciale), perché simbolo e realtà di un mondo rurale in crisi, di un’Italia attraversata da profondi sommovimenti sociali e in balia della finanza globale, intenta a conquistare aziende, banche, pezzi di mercato italiano, nel pieno di una vera e propria fuga dei capitali all’estero”.
Emanuele Bernardi insegna Storia contemporanea presso il dipartimento Saras all’Università La Sapienza di Roma. Si è occupato di storia dell’agricoltura e di storia politica italiana. Al Sir afferma: “Documenti inediti dimostrano come la Banca dell’agricoltura, istituto di credito collocatosi politicamente a destra, fosse fin dal 1967 al centro di una guerra azionaria fra Mediobanca, guidata da Enrico Cuccia, spalleggiato dal governatore della Banca d’Italia, e uno strano mix di forze economiche all’estero, con al centro l’astro nascente del faccendiere Michele Sindona, impegnato a scalare il sistema industriale e finanziario italiano”. Lo attestano – precisa lo storico – le carte di Mediobanca, della Banca d’Italia, della Federconsorzi, “ma anche fonti americane e inglesi. Un intreccio di interessi dalle enormi proporzioni, che mostrano l’altra faccia, quella economico-finanziaria, della strategia della tensione, oltre che l’esistenza di una pista rurale per contestualizzare meglio e capire la regia dietro l’orrenda strage di Milano”. “Legando urbanizzazione e crisi rurale, interessi agricoli e industriali, Nord e Sud, lavoro e finanza, politici e militari, movimenti di contestazione, organizzazioni sindacali e partiti, si può cogliere la dimensione della rottura integrale, di quel vero e proprio cortocircuito che gli stragisti del 12 dicembre 1969 puntavano a provocare”.

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