“Fate in modo che le vostre azioni siano sempre proporzionate rispetto al bene comune da perseguire e che la tutela della sicurezza nazionale garantisca sempre e comunque i diritti delle persone, la loro vita privata e familiare, la libertà di coscienza e di informazioni, il diritto al giusto processo”. È l’indicazione di rotta del Papa, nel discorso rivolto ai dirigenti e funzionari dell’intelligence italiana, ricevuti in udienza nell’Aula della Benedizione. “In questo senso – l’appello di Leone XIV – occorre che le attività dei Servizi siano disciplinate dalle leggi, debitamente promulgate e pubblicate, che vengano sottoposte al controllo e alla vigilanza della magistratura e che i bilanci siano sottoposti a controlli pubblici e trasparenti”. “Svolgere il vostro lavoro, oltre che con professionalità, anche con uno sguardo etico che tenga conto almeno di due aspetti imprescindibili: il rispetto della dignità della persona umana e l’etica della comunicazione”, la richiesta del Papa, secondo il quale “l’attività di sicurezza non deve mai perdere di vista questa dimensione fondante e mai può venir meno al rispetto della dignità e dei diritti di ciascuno”. “In certe circostanze difficili, quando il bene comune da perseguire ci sembra più necessario di tutto il resto, si può correre il rischio di dimenticare questa esigenza etica e, perciò, non è sempre facile trovare un equilibrio”, il monito. “Come ha affermato la Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto, le agenzie di sicurezza spesso devono raccogliere informazioni sugli individui e, perciò, incidono fortemente sui diritti individuali”, ha riconosciuto il Papa. Di qui la necessità che “vi siano dei limiti stabiliti, secondo il criterio della dignità della persona, e che si resti vigilanti sulle tentazioni a cui un lavoro come il vostro vi espone”.