“Abitare la Speranza” è un cammino nato dall’ascolto delle fragilità abitative presenti nell’arcidiocesi di Ancona-Osimo e dal desiderio di rispondere con strumenti concreti, ma soprattutto con relazioni di prossimità. Il progetto è promosso dalla Caritas diocesana di Ancona-Osimo in collaborazione con l’Associazione SS. Annunziata Odv, ente gestore della Caritas, e coinvolge un’équipe di operatori e volontari impegnati nel sostegno concreto alle persone in difficoltà.
“Abbiamo deciso di affrontare questa tematica – dichiara mons. Angelo Spina, arcivescovo di Ancona-Osimo – perché crediamo che l’abitare non sia solo una necessità materiale, ma un diritto fondamentale che restituisce alla persona la sua piena dignità. Senza una casa, tutto diventa più difficile: trovare lavoro, crescere i figli, curare le relazioni, sentirsi parte di una comunità. È importante accogliere, proteggere, promuovere. Quando si mette al centro la persona, insieme è possibile trovare soluzioni condivise. La carenza abitativa nel nostro territorio non può essere sottovalutata, va affrontata con lungimiranza. Il cammino che la nostra Chiesa locale è chiamato a fare non è solo quello di creare reti di aiuto e di risolvere qualche piccola emergenza, ma è farsi carico di un percorso che mette al centro la persona e il suo diritto all’abitare”.
Simone Breccia, direttore della Caritas diocesana, spiega: “Dai territori emerge un quadro critico: mercato degli affitti sempre più chiuso, aumento dei prezzi, contrazione dell’edilizia residenziale pubblica, difficoltà estreme per famiglie fragili, giovani, persone straniere e anche fasce medie impoverite, condizioni di sfiducia reciproca tra proprietari e inquilini, assenza di un piano casa nazionale e regionale coerente, mancanza di strumenti di accompagnamento stabile. Le conseguenze sulle persone che incontriamo sono immediate: impossibilità di programmare il futuro, uscita dai percorsi di reinserimento, aumento delle situazioni di precarietà abitativa e nuove forme di esclusione. Alcune proposte concrete sono: ricostruzione del patrimonio Erap, incentivi agli affitti a lungo termine, rifinanziamento del Fondo morosità incolpevole, lettura critica delle cause strutturali (overtourism, salari insufficienti), campagne territoriali sui pregiudizi legati alla casa e valorizzazione delle esperienze Caritas che ricostruiscono fiducia tra proprietari e inquilini”.
“Abitare la Speranza” non è soltanto un sostegno economico, né un aiuto emergenziale. È un percorso che mette al centro la persona, il suo diritto all’abitare e la possibilità, anche nei momenti più difficili, di non sentirsi sola.
Uno dei pilastri del progetto è il Fondo “Abitare la Speranza”, pensato per sostenere chi vive una difficoltà economica temporanea e rischia di perdere la propria casa. Il Fondo è stato alimentato anche dalla raccolta fondi proposta alle parrocchie durante il cammino di Quaresima.
Nel corso dell’anno sono state accompagnate 25 persone – singoli e nuclei familiari – che non riuscivano più a sostenere il canone di locazione o le spese collegate. In due casi, il Fondo ha permesso anche di coprire caparra e prime mensilità necessarie per l’ingresso in una nuova abitazione. Ogni richiesta viene valutata dall’équipe Caritas (composta da operatori e volontari e creata ad hoc per questo progetto), secondo criteri chiari: gravità della situazione, sostenibilità del percorso abitativo e disponibilità del Fondo.
Un capitolo del progetto da far crescere è quello della coabitazione intergenerazionale. Nel territorio vivono molte persone over 60, spesso sole, in case grandi e poco abitate. Ci sono anche molti giovani – soprattutto studenti universitari internazionali – che faticano a trovare un alloggio accessibile. Questa parte del progetto prova a mettere in relazione i due bisogni, promuovendo forme di convivenza che uniscono spazi, tempi, ascolto e piccole forme di aiuto reciproco. “Abbiamo incontrato 5 persone desiderose di far parte di questa esperienza e, proprio in questi giorni, stiamo curando l’inserimento di una giovane studentessa senegalese in casa di una signora over 65 residente nella nostra città”, spiega la diocesi.