Accanto alla ricostruzione materiale, è il rilancio economico e sociale il secondo pilastro del “laboratorio Appennino centrale”. È quanto emerge dal Rapporto “Ricostruire è prevenire”, presentato oggi a Palazzo Chigi, che dedica ampio spazio al programma Next Appennino, da 1,78 miliardi di euro finanziato dal Fondo complementare al Pnrr. La Macro-misura A finanzia 892 interventi per città e territori, tra digitalizzazione, rigenerazione urbana, infrastrutture e mobilità, con l’obiettivo di rendere i centri colpiti più sicuri e connessi. Sul fronte produttivo, la Macro-misura B, destinata alle imprese, ha raccolto 2.353 progetti per oltre 2,5 miliardi di euro, ben oltre le risorse disponibili: finanziate 1.351 iniziative per circa 490 milioni, con una forte partecipazione di micro e piccole imprese. In crescita anche le erogazioni: tra marzo 2025 e marzo 2026 le aziende beneficiarie sono aumentate del 77,4%, mentre le risorse liquidate sono più che raddoppiate, passando da 66,9 a 154,9 milioni di euro. Un’accelerazione che si riflette sull’economia: a regime si stima una crescita del Pil di 3,87 miliardi e oltre 15 mila nuovi posti di lavoro. Già oggi gli effetti sono visibili, con 1,49 miliardi di Pil generato e quasi 9.840 occupati. Il Rapporto evidenzia anche segnali positivi sul piano sociale e demografico, legati alla ricostruzione privata. Dal 2022 a oggi sono rientrati nelle proprie abitazioni 5.452 nuclei familiari, pari al 38,4% rispetto a quelli assistiti allora. Restano comunque 8.759 le famiglie che nel 2026 beneficiano ancora di sostegno abitativo: 5.796 attraverso il contributo per il disagio abitativo (Cda), 2.267 nelle Sae (le “casette”) e 696 con altre forme di assistenza. Parallelamente migliorano anche i flussi demografici: nei comuni del cratere il saldo migratorio torna positivo e, secondo le proiezioni, entro il 2044 si potranno recuperare oltre 44mila residenti rispetto agli scenari di declino. Il quadro delineato dal Rapporto conferma così l’evoluzione del “più grande cantiere d’Europa” in un modello integrato di ricostruzione e sviluppo, capace di rimettere in moto economia, occupazione e comunità locali, contrastando lo spopolamento e restituendo futuro all’Appennino centrale.