Nuovo allarme, da Haiti, dell’ong Medici senza frontiere, costretta ancora una volta a sospendere alcuni servizi nel Comune di Cité Soleil, nell’hinterland di Port-au-Prince. “Dalla notte tra il 13 e il 14 giugno – ha riferito ieri l’organizzazione -, si è verificata un’escalation della violenza nei dintorni della Maternità Isaïe Jeanty, che supportiamo a Cité Soleil. Intrappolate in mezzo agli scontri e di fronte a una situazione che è diventata insostenibile, le équipe si sono viste costrette a sospendere le proprie attività mediche. L’accesso alle cure di salute sessuale e riproduttiva, già estremamente limitato nella zona, è ora praticamente inesistente. Migliaia di persone, specialmente donne, si trovano senza la possibilità di ricevere assistenza medica in modo sicuro”. Da giorni, infatti, si registrano intensi scontri tra diversi gruppi armati nei quartieri di Belekou, Fort-Dimanche e Wharf Jérémie. Gli spari continuano e hanno colpito direttamente le mura della Maternità Isaïe Jeanty, situata nel quartiere di Chancerelles, provocando sfollamenti e situazioni di panico tra la popolazione.
Nella notte del 15 giugno, più di un centinaio di persone – principalmente donne e bambini – che fuggivano dai combattimenti hanno trovato rifugio e accesso all’acqua all’interno della maternità. “Una donna è rimasta ferita a una gamba da un proiettile vagante all’interno del comprensorio ospedaliero ed è stata stabilizzata dalle nostre équipe – prosegue il racconto -. Anche il nostro ospedale a Tabarre ha assistito diverse persone ferite a causa degli scontri nella zona. In seguito a una nuova intensificazione delle sparatorie, le autorità si sono viste costrette a sospendere le attività il giorno successivo, al mattino. Da parte nostra, Msf aveva continuato a fornire cure d’emergenza, stabilizzazione e trasferimento dei pazienti per diversi giorni, ma alla fine è stata costretta a evacuare il proprio personale e a sospendere le attività nella mattina del 19 giugno”.
“Abbiamo cercato di mantenere un supporto vitale minimo per la popolazione con una squadra e delle capacità molto ridotte. Abbiamo assistito diverse donne che, nonostante l’insicurezza, sono riuscite a raggiungere il centro, tra cui una che ha dato alla luce due gemelli. Ma oggi non possiamo più continuare: l’ospedale è perforato dai proiettili, le nostre équipe sono esauste ed è troppo difficile per le ambulanze trasferire i pazienti e trovare strutture adeguate dove possano ricevere assistenza”, spiega Nicholas Tessier, coordinatore generale ad Haiti di Msf.