Welfare: Roma, domani convegno “Chiesa, una convenzione tra Acli e conAdoa per rafforzare la rete territoriale di solidarietà per i più fragili”

“Chiesa, una convenzione tra Acli e conAdoa per rafforzare la rete territoriale di solidarietà per i più fragili”. Questo il tema al centro del convegno che si terrà domani, martedì 16 aprile, alle 11, presso la sede nazionale delle Acli di Roma, via G. Marcora 18. Le Acli e il conAdoa (Coordinamento nazionale Associazioni diocesane opere assistenziali) uniscono le loro reti per essere ancora più presenti sul territorio, offrendo sostegno e assistenza a chi ne ha più bisogno. L’evento sarà aperto da mons. Roberto Campostrini, presidente nazionale conAdoa, e da Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli. Durante l’incontro saranno presentate e commentate la ricerca dell’Iref “Povere famiglie. L’impatto dell’inflazione sui redditi degli italiani”, a cura di Gianfranco Zucca, coordinatore Iref, e la ricerca “Povertà economica e povertà relazionale: il terzo settore come motore per una nuova partecipazione democratica” di Giorgio Mion, professore associato di economia aziendale ed esperto di terzo settore. Don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della salute della Cei, interverrà per parlare di “Povertà sanitaria: accesso alle cure e nuove forme di welfare”. Tomas Chiaramonte, segretario generale conAdoa, esporrà poi i contenuti essenziali dell’accordo di partnership tra Acli e conAdoa, che sarà firmato a conclusione dell’incontro.
Il protocollo – viene spiegato in una nota – permetterà di svolgere attività di segretariato sociale in supporto alle famiglie e ai caregivers di persone fragili, nel disbrigo di pratiche amministrative propedeutiche all’ottenimento di benefici fiscali e contributivi come, ad esempio, l’Isee e dichiarazioni dei redditi dei famigliari degli utenti dei servizi offerti dagli Enti Adoa e conAdoa, ai loro lavoratori, ai volontari degli Enti aderenti a conAdoa e alle Adoa locali, in particolare a persone non abbienti o in stato di fragilità personale, famigliare o sociale. Inoltre consentirà di sviluppare progetti di rete territoriali in risposta ai bisogni sociali e sanitari delle persone più vulnerabili il più vicino possibile al luogo ove esse dimorano e vivono.

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