Diocesi: Savona, il vescovo Marino ha ordinato un nuovo diacono permanente. “Servizio che prende forma dalla testimonianza”

Nel primo pomeriggio di ieri nella cattedrale Nostra Signora Assunta il vescovo di Savona-Noli, mons. Calogero Marino, ha ordinato Danilo Gambetta diacono permanente.
Cinquantaquattro anni, è docente di religione cattolica allo Scientifico Orazio Grassi e nel Liceo Giuliano Della Rovere, collaboratore della parrocchia San Pietro Apostolo, marito di Elena Calcagno e papà di Alessio, membro dell’Assemblea del Sinodo diocesano, e Claudio. “Oggi è un giorno di festa per te, la tua famiglia e tutta la Chiesa che è in Savona – ha detto nell’omelia mons. Marino, rivolto a Gambetta –. Tu resti per sempre segnato dal sigillo della diaconia e sei ordinato per il servizio nella Chiesa di Dio. La lavanda dei piedi di Gesù agli Apostoli è la significativa icona evangelica che deve accompagnare la tua diaconia e si esprime nel tuo compito di docente, maestro di tanti adolescenti. È un ministero prezioso quello che ti chiedo di fare. Oggi diventi diacono con una grazia particolare, la grazia di due sacramenti: l’ordine e il matrimonio, che si fonderanno l’uno con l’altro in te. È bello il Vangelo di oggi della trasfigurazione di Cristo, perché tutto parte dal tuo incontro con Gesù, con la luce che risplende sui figli dell’uomo e riempie di stupore Pietro, lo stesso stupore con cui comincia la tua ‘avventura’ – ha proseguito –. Alcuni Padri della Chiesa ci dicono che non è Gesù che diventa luminoso ma sono gli occhi dei discepoli che vedono il mistero della trasfigurazione. Noi non viviamo di momenti eccezionali bensì piccoli ma che ci fanno incontrare il Signore”.
Il vescovo ha indicato al diacono la via della testimonianza: “La tua diaconia deve prendere la forma della testimonianza – ha sottolineato il vescovo –. Più che una serie di cose da fare la diaconia è un modo di essere che nasce dall’esperienza del Monte Tabor e della luce di Cristo. Stupore e gratitudine sono i sentimenti che porti nel cuore: il Signore ha chiamato te, come ognuno di noi, mostrando un cammino possibile. Lo stupore diventa gratitudine, desiderio di intimità con Gesù – ha concluso –. La fede cristiana è stare con Gesù: il Suo è un volto di luce piena, sul Tabor così come nella lavanda dei piedi, una luce che viene da Dio e ci colpisce, come descrive l’evangelista Marco, il quale parla di ‘vesti splendenti, bianchissime’. Ogni tanto, caro Danilo, rileggi questi testi: non sarai un diacono che fa delle cose ma testimone di un modo di essere che il Signore ti consegna per il bene di tutta la Chiesa”.

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