Brasile: procedura d’urgenza per legge che impedirebbe la demarcazione dei territori indigeni. Organismi ecclesiali, “non resteremo in silenzio”. Critiche al governo Lula

In Brasile sono stati approvati il 24 maggio dal Parlamento federale due provvedimenti che mettono pesantemente a rischio la demarcazione e l’identità dei territori indigeni. Azioni che ricevono una forte condanna da parte di numerosi organismi ecclesiali. In un primo momento, la Commissione mista incaricata di analizzare la Misura provvisoria (Mp) 1154 ha approvato la revoca di competenze fondamentali ai Ministeri dell’Ambiente (Mma) e dei Popoli indigeni (Mpi). La relazione approvata ha sottratto al nuovo Mpi l’attribuzione della demarcazione dei territori indigeni e ha reso più flessibile la sicurezza ambientale del bioma della Foresta atlantica. In seguito, la plenaria della Camera ha approvato l’elaborazione urgente del progetto di legge (490/2007), ostacola l’avanzamento dei processi di demarcazione, apre le terre indigene a ogni tipo di sfruttamento e rende quasi del tutto impraticabile il diritto costituzionale dei popoli originari alla terra.
“Siamo perplessi che l’attuale Governo federale, eletto con l’impegno di salvaguardare i diritti dei popoli indigeni e di progredire nella loro applicazione, abbia lasciato liberi i membri della maggioranza durante la votazione sull’urgenza di questo gravissimo progetto di legge. In questo contesto, esprimiamo la nostra condanna e denunciamo alla società questi ultimi atti di barbarie, esprimendo allo stesso tempo la nostra preoccupazione per il futuro che si annuncia, qualora si proseguisse su questa strada”. Lo si legge nella nota firmata da diciotto organismi ecclesiali nazionali, in gran parte affiliati alla Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile. Tra questi, il Consiglio indigeno missionario (Cimi), la Commissione per la pastorale della terra (Cpt), la Caritas, la Commissione pastorale nazionale del laicato.
“In primo luogo – si legge nella nota -, la PL 490 è chiaramente incostituzionale e, proprio per questo, avrebbe già dovuto essere affossata, poiché riduce diritti che sono fissati come clausole fondamentali nel testo costituzionale, in particolare il diritto dei popoli indigeni alle terre che occupano tradizionalmente. L’approvazione dell’urgenza nella sua elaborazione arriva alla vigilia del processo, da parte del Tribunale supremo federale (Stf), rispetto al famigerato ‘marco temporal’ (linea di demarcazione temporale, che restringerebbe di molto i criteri della demarcazione stessa, ndr). Questo significa, da parte della Camera dei Deputati e del presidente della Camera, un’enorme mancanza di rispetto nei confronti della Corte Suprema del Brasile e di altre istituzioni democratiche”. Proseguono le organizzazioni: “Adempiendo al nostro dovere istituzionale e missionario, non resteremo in silenzio”. Inoltre, “siamo anche solidali con i popoli indigeni, le loro comunità e organizzazioni, di fronte a questi arretramenti e smantellamenti istituzionali che ostacolano ulteriormente e mettono in imbarazzo la demarcazione delle terre indigene e la protezione di questi territori”.

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