Ucraina: S.B. Shevchuk a Sir e Avvenire, “continui richiami del Papa sono un monito a non dimenticare la nostra gente”

S.B. Sviatoslav Shevchuk (Foto Sir)

(da Kyiv) “I continui richiami del Papa alla martoriata Ucraina sono un invito alla preghiera ma anche un monito a non dimenticare la nostra gente. Certo è che la diplomazia oggi ha veramente bisogno di un risveglio”. In un’intervista rilasciata al Sir e ad Avvenire a Kyiv, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, esprime parole di gratitudine per il Santo Padre. “Siamo veramente grati a Papa Francesco per la missione concreta affidata al card. Matteo Zuppi. È una missione che non tocca il versante militare ma ha al centro una serie di questioni umanitarie quanto mai significative. Penso alla tragedia dei bambini deportati in Russia di cui quasi nessuno si occupa: invece è veramente importante. Oppure penso alle tematiche ecologiche che sono sempre dimenticate in un contesto di guerra: ad esempio, la Russia usa la minaccia nucleare, come testimonia ciò che avviene intorno alla centrale di Zaporizhzhia. O ancora penso all’assistenza al popolo ucraino attraverso gli aiuti che vengono inviati o attraverso gli appelli all’accoglienza verso i nostri profughi”. “Quando ascoltate la parola Ucraina – prosegue l’arcivescovo maggiore -, dovete vedere i volti umani. Dei bambini, delle donne, degli anziani. L’Ucraina è sinonimo di sofferenza. Sofferenza ingiustificabile e vittima innocente. Allora vi prego di guardare veramente in faccia questi volti e di non farli diventare un semplice argomento di gioco politico, economico, militare e così via”. E alla domanda sull’ipotesi di un congelamento della guerra e di concessioni territoriali per fermare le armi, Shevchuk dice: “Rispondo come pastore. Posso sacrificare per la mia tranquillità milioni di ucraini che subiscono atrocità nei territori occupati? Posso sacrificare i fedeli delle nostre parrocchie rimasti senza sacerdoti? Posso sacrificare i nostri due padri redentoristi arrestati da oltre un anno e di cui non abbiamo notizie certe? Io posso sacrificare me stesso per loro, ma non loro per me. Il conflitto non va congelato, ma risolto”.

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