Lesbo: Alverti (Caritas Hellas), “pronti ad inviare aiuti nel campo di Moria. Primi trasferimenti ma la tensione è alta”

foto tratta dalla pagina Fb di Kitrinos Healthcare

Sono almeno 11.000 gli sfollati sulle 13.000 persone che vivevano nel campo di Moira. Di questi, 3.800 sono bambini. Tutti accampati in terra senza un riparo, uno straccio di tenda, dopo il devastante incendio di una settimana fa. Le forze armate presidiano gli accessi al campo di Moria e impediscono ai richiedenti asilo di avvicinarsi a Mitilene, capoluogo dell’isola di Lesbo, per questioni di sicurezza. Le persone sono costrette a lunghe file estenuanti sotto il sole per i test rapidi per il Covid-19 (20 i casi positivi) o per ricevere cibo e acqua, distribuiti dall’esercito ellenico. Il governo greco sta costruendo un nuovo campo con strutture temporanee. L’Unhcr ha fornito 600 tende familiari che hanno dato riparo a circa 700 persone, oltre a beni di prima necessità. Ma le tensioni stanno aumentando. “E’ una vera tragedia, perché l’atmosfera nell’isola è cambiata – racconta al Sir, da Lesbo, Maria Alverti, direttrice di Caritas Hellas/Caritas Grecia -. Nei prossimi giorni si potrebbero verificare forti scontri e tensioni, anche contro la polizia e l’esercito. Tra i richiedenti asilo c’è tanta angoscia e disperazione”. Caritas ha già distribuito 2.000 bottiglia d’acqua e sta aspettando un segnale dal governo per avere l’autorizzazione a distribuire 2.500 sacchi a pelo e acqua tutti i giorni. E’ disposta ad offrire anche traduttori, operatori sociali, psicologi, che già operano nel vicino campo di Kara Tepe con sette operatori. Finora 407 minori non accompagnati sono stati trasferiti a Salonicco. La Germania si è detta pronta ad accogliere 1.500 rifugiati e ieri attivisti per i diritti umani hanno diffuso la foto con 109 persone vulnerabili pronte ad imbarcarsi su un volo verso la Germania. Per il momento la sensazione è che il governo greco cercherà di stabilizzare la situazione, spostando le persone in un nuovo campo di Moria.

Maria Alverti, direttrice generale di Caritas Grecia (foto Sir)

“Ma ora siamo a settembre, cosa accadrà a novembre?”, si chiede la direttrice di Caritas Hellas: “Non saranno accolti in rifugi sicuri ma in strutture temporanee  dove più di un mese non si può stare. Cosa succederà con il freddo e il vento del nord che soffia sulle nostre isole?”. Ciò che al momento più preoccupa la Caritas greca sono le tensioni esterne e interne: estremisti locali che da tempo manifestano una ostilità diffusa contro i richiedenti asilo e le Ong – l’accesso a Mitilene è interdetto –  e divisioni all’interno del campo tra gli stessi rifugiati e nei confronti della polizia. “Alcuni attivisti consigliano ai profughi di non andare nella nuova struttura perché altrimenti non saranno spostati sulla terraferma – racconta -. Le famiglie più vulnerabili andrebbero ovunque ma altri fanno pressione e si rifiutano di entrare nel nuovo campo”. Purtroppo, precisa, “c’è un grande problema di sicurezza. Con migliaia di persone in strada nessuno può garantire che non accada niente”.

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