Incontro Cei sul Mediterraneo: Roccucci (Univ. Roma Tre), no a antisemitismo e fondamentalismo, “costruire nuovo spazio di convivenza e di dialogo”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

(da Bari) “L’antisemitismo è un sintomo inoppugnabile dell’alto tasso di divisione e di odio che circola nelle vene della società. La storia del Novecento ci avverte che quel tasso elevato è gravido di pericoli”. A lanciare il grido d’allarme è stato Adriano Roccucci, ordinario di Storia contemporanea all’Università Roma Tre, nella relazione di apertura della terza giornata dell’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”, in corso al Castello Svevo di Bari. “Non si può non osservare con preoccupazione come in molte società mediterranee si manifesti un radicato antisemitismo – ha esordito – con nuove minacciose insorgenze, come sta avvenendo in Europa, o con persistenti atteggiamenti di ostilità in cui motivazioni politiche si mescolano a pregiudizi antisemitici in una miscela spesso inscindibile”. “Per combattere l’odio e il pregiudizio occorrono percorsi concreti e tenaci di dialogo e di amicizia”, la proposta: “C’è bisogno di un tessuto di amicizia, di convivenza e convivialità nelle nostre società”. “Oggi il mondo musulmano è attraversato da profonde divisioni di carattere politico e culturale”, alcune delle quali “sono alla radice di non pochi conflitti del Mediterraneo”, la tesi del relatore, secondo il quale il fondamentalismo islamico “ha sfigurato il volto dell’islam”, rendendo quella del rapporto tra cristiani e musulmani “una storia travagliata, storia di ostilità e di violenze reciproche, ma anche storia di convivenza e di scambi”. “Oggi il Mediterraneo, nella tormenta di tanti conflitti e nelle difficoltà di nuovi ambiti di convivenza, torna a essere uno spazio decisivo per costruire un nuovo quadro di convivenza e di dialogo”, ha affermato Roccucci.

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