Incontro Cei sul Mediterraneo: Roccucci (Univ. Roma Tre), “fare il possibile e l’impossibile per facilitare la fine delle guerre”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

(da Bari) “C’è una responsabilità particolare dei cristiani in questo tempo difficile. C’è la domanda di fare il possibile e l’impossibile per facilitare la fine delle guerre, per favorire i processi di riconciliazione”. Ne è convinto Adriano Roccucci, ordinario di Storia contemporanea all’Università Roma Tre, che aprendo la terza giornata dell’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”, promosso dalla Cei a Bari, ha tracciato un ampio excursus storico e geopolitico del Mediterraneo. “Molte comunità cattoliche – e non sono pochi tra di voi i vescovi di questi Chiese – hanno vissuto e continuano a vivere il dramma della guerra nei loro Paesi – ha sottolineato -. Una delle conseguenze dolorose è l’esodo dei cristiani dal Medio Oriente che non può lasciarci insensibili”. “La guerra diffonde violenza nelle società, le riveste dell’abito dell’odio, che sempre più è percepibile nel dibattito pubblico e della vita quotidiana”, la denuncia: “Si diffondono le armi, il militarismo esercita un fascino su settori consistenti della società. Si sta affermando una riabilitazione della guerra, considerata strumento legittimo per risolvere situazioni conflittuali e per perseguire obiettivi politici”. Di qui l’urgenza dell’educazione alla pace, compito che “le comunità cristiane sono chiamate ad affrontare con urgenza e creatività. Educare alla pace per sconfiggere l’odio”. La Chiesa, per Roccucci, “è chiamata a calmare e non attizzare le passioni nazionali, ad abbattere i muri che dividono le società e a costruire ponti di riconciliazione”.

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