Diocesi: card. De Donatis (Roma) a personale medico, “l’accoglienza sia la vostra prima terapia”. Ricordati quanti hanno perso la vita per la pandemia

“Voi medici, insieme agli infermieri nei reparti degli ospedali o nei vostri ambulatori e studi, rischiate ogni giorno da mesi, più di tutti, la salute e la vita, e con voi, le vostre famiglie”. Lo ha affermato questa mattina il card. Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, durante la messa che ha presieduto in San Giovanni per i medici nella Festa di San Luca.
“Siete scelti ed inviati per curare i malati e prendervi cura di chi soffre, tra malattie e sofferenze di ogni genere”, ha ricordato il porporato, sottolineando che “Gesù, medico del corpo e dell’anima, vi ha scelto, perché siate le Sue mani quando toccate le ferite di un infermo, i Suoi occhi, quando osservate con attenzione il corpo di un malato, le Sue orecchie, quando ne ascoltate le sofferenze”. De Donatis ha chiesto di pregare “perché la compassione, la delicatezza, la tenerezza, il rispetto e la pietà abbondino nel vostro cuore, insieme ad una profonda competenza professionale; che la ‘medicina dell’accoglienza’ sia sempre la vostra prima ‘terapia’ da offrire alle persone che si affidano a voi e si fidano di voi”. “La malattia spesso è mortificante, e in certi momenti possiamo dire che ‘umilia’ la persona”, ha osservato il cardinale, chiedendosi “chissà quante lacrime avete raccolto voi, cari medici, di malati e dei loro familiari, e quanti timori avete condiviso, soprattutto in questo tempo, dove serpeggia lo spettro del contagio, la paura di infettarsi, e di morire senza potere avere vicino nessuno, nella solitudine più completa?”. E rimarcando come “la tutela della salute e la difesa della vita non è solamente un impegno che è connaturale alla nostra umanità, ma anche una missione che vi è stata affidata da Cristo”, De Donatis ha riconosciuto che “non è facile, da cristiani, essere medici oggi, in un contesto sociale e culturale dove la dignità della persona è minacciata, e dove alcune cure nascondono e favoriscono la morte piuttosto che la vita, privilegiando il profitto economico alla persona”. Il cardinale ha voluto “ricordare anche tutti i vostri colleghi che, per la loro abnegazione, hanno perso la vita in questo tempo di pandemia. Sono stati tanti. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare il loro altruismo e la loro generosità a servizio della persona e del bene comune”. “Come non volervi bene! Come non ringraziarvi! Anch’io – ha concluso – sono stato colpito dal virus e ho sperimentato la cura e l’assistenza in questo tempo di prova”.

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