Honduras: mons. Solé (Trujillo), “esodo ininterrotto, migrare un diritto ma pensarci bene prima di partire”

“Le partenze dall’Honduras non sono mai cessate. In realtà, il fenomeno visto da qui non cambia molto. L’esodo dal Paese è ininterrotto. Soltanto, a volte si formano queste carovane, per due motivi: da un lato, chi migra si sente più sicuro, al riparo dai pericoli; dall’altra questi gruppi partono su iniziativa di qualcuno che riesce a radunare i propri connazionali, spesso per motivi politici”. Lo spiega al Sir mons. Luis Solé Fa, vescovo di Trujillo e presidente della Pastorale della mobilità umana della Conferenza episcopale honduregna, intervistato sulla nuova carovana di migranti, formata da 3.500 persone, in gran parte honduregne, che si trovano alla frontiera tra Guatemala e Messico.
Continuano a partire nonostante tutto, gli honduregni, fa notare mons. Solé: “C’è chi cerca di raggiungere qualche parente che ce l’ha fatta, chi è senza lavoro e senza speranze. Eppure – prosegue il vescovo –, basterebbe vedere la grande quantità di persone deportate, costrette a fare ritorno al proprio Paese dopo aver cercato di arrivare negli Usa, per capire quanto poche siano le speranze di coronare il proprio sogno. Ora, poi, anche il Messico ha detto che non aprirà le frontiere”. Mons. Solé riporta, a questo proposito, l’invito che viene rivolto alla popolazione dalla Chiesa honduregna: “Noi invitiamo tutti a pensarci bene, prima di intraprendere questo cammino, a capire se esso è inevitabile. Noi affermiamo che, da un lato, c’è un diritto a migrare e, dall’altro, anche il diritto a non dover migrare. Dobbiamo ammettere che qui in Honduras molte persone si vedono costrette a migrare”, a causa della disoccupazione, della violenza, della povertà alimentate. E anche, come spiega il vescovo, costretto da un’endemica corruzione e dalla crescente presenza del narcotraffico.

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