Diocesi: Lucca, i 950 anni della cattedrale. Card. Bassetti, “snodo fondamentale delle vie di scambio e pellegrinaggio”

“Una vera Domus (casa del Signore, casa di tutti), nel cuore della nobile e antichissima civitas lucchese e della sua comunità cristiana, di cui rappresenta la storia e l’identità. Ma questo luogo è altresì uno snodo fondamentale di antichissime vie di scambio e di pellegrinaggio, come la via Francigena, oggi di nuovo molto amata e praticata”. Lo ha detto il presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, il card. Gualtiero Bassetti, nel suo intervento per il 950° anniversario di fondazione della cattedrale di San Martino, a Lucca. “Nella cattedrale si rispecchia la vita dell’intero popolo lucchese nell’ultimo millennio”, ha evidenziato il porporato.  Nelle parole del cardinale l’affermazione che “le cattedrali non sono catechismi preconfezionati, da imparare a memoria anche senza capirli, ma luoghi vivi, aperti; luoghi e occasioni di incontro, che continuano a crescere nella misura in cui continuano a essere frequentati, quando la comunità si raduna intorno al pastore, al vescovo”. Soffermandosi sulla bellezza della cattedrale, il card. Bassetti ha sostenuto che “la bellezza parla al cuore, in un linguaggio che non ha bisogno di molte mediazioni”. “Ci sentiamo anche oggi poveri, piccoli, ma ricchi e appagati, entrando in cattedrale e aprendone l’immenso e variegato libro, contemplandone e meditandone le meraviglie”. “Da una parte esse sono il segno dell’altro, dell’Altissimo, del divino, del sublime, ma dall’altra – ha aggiunto – sono anche intimamente nostre, fanno parte del nostro dna, del nostro tessuto connettivo. Esse aprono uno spiraglio di aldilà e intanto illustrano, come e meglio di un documento, la storia della comunità di appartenenza, con la loro mescolanza di stili e di artisti, uniti da una comune ispirazione”. Il presidente della Cei ha poi ricordato che “il popolo di un certo territorio si riconosce e confluisce nella ‘sua’ cattedrale perché la sente ‘sua’, la sente propria”. “Cresce con lei, ne porta i segni – ha concluso il cardinale -. Non si tratta di mura, ma di carne e sangue, di spirito e vita. La cattedrale non è calata dall’alto, ma tessuta via via da una storia d’amore con l’Altissimo, che conosce alti e bassi, grandi peccati e grandi redenzioni. La comunità stessa la vuole e contribuisce a costruirla, o ricostruirla nel luogo che sente più consono”.

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