Coronavirus Covid-19: Acli Roma, “un patto di corresponsabilità per farsi carico dei più fragili”

“Questa epidemia ci ha colti in un tempo liquido, in cui si rischia proprio di peggiorare l’isolamento e di acuire le fragilità. Stare a casa non è facile per tutti. Mentre i più fortunati hanno più tempo da passare con i propri affetti, in abitazioni accoglienti, pensiamo a chi una casa non ce l’ha, o vive in abitazioni di fortuna, a quanti sono soli o a quanti vivono in situazioni di pericolo o di esasperazione tra le mura domestiche”. È quanto scrive Lidia Borzì, presidente della Acli Roma, nell’editoriale dell’ultimo numero della newsletter associativa dedicato all’emergenza coronavirus. La presidente invoca “un patto di corresponsabilità che spinga ciascuno a farsi carico delle fragilità di questi soggetti, perché non sia questa epidemia la manifestazione clamorosa di quella ‘cultura dello scarto’ contro la quale molte volte si è levata la voce dello stesso Papa Francesco”. “È tempo – sottolinea – di assumere fino in fondo l’ottica del Bene Comune, spendersi generosamente in attività di vicinato, di prossimità soccorrevole, sempre nel rispetto della sicurezza e delle normative vigenti”. “L’Italia che si inchina all’abnegazione di medici e infermieri che stanno letteralmente dando la loro vita per salvare quella degli altri, l’Italia rappresentata dalla Protezione civile che si sta prodigando come sa fare soprattutto nelle grandi emergenze, l’Italia dei tanti volontari delle associazioni e delle organizzazioni sociali che, con coraggio, si sono messi prontamente al servizio dei più fragili” sono per Borzì “segnali di speranza, deboli, forse, ma confortanti della rivoluzione della responsabilità”. Tra questi segnali anche le Acli di Roma, impegnate, anche in coordinamento con la Regione Lazio, “in un apposito Tavolo per il contrasto delle emergenze sociali nell’emergenza sanitaria, una buona pratica di sussidiarietà da valorizzare anche in seguito”. Come Associazione di Promozione sociale, annota Borzì, “abbiamo intensificato – con le dovute precauzioni – il nostro impegno al servizio degli ultimi, garantendo la vicinanza relazionale e la prestazione di servizi essenziali, grazie a operatori e volontari in prima linea anche a rischio della propria salute”. Nasce da qui “Distanti, ma vicini”, una serie di iniziative “per garantire, nel nostro piccolo, servizi essenziali come il recupero e consegna del cibo attraverso il nostro progetto ‘Il cibo che serve’, che in questi giorni ha implementato la distribuzione di frutta e verdura – grazie anche alla collaborazione con il Car – alle famiglie più indigenti, e assicura i pasti per senza fissa dimora presso la struttura ‘Rifugio Sant’Anna’, dove collaboriamo con Binario 95 e il Municipio Roma I Centro, o la spesa a domicilio con i Taxi solidali che portano beni e medicinali agli anziani, e inoltre supporto a distanza per famiglie, donne e giovani, e consulenza legale e fiscale per districarsi con il decreto ‘Cura Italia’”.

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