Ascoltare i giovani e le loro famiglie “con umiltà è una via attraverso la quale il Signore continua a convertire la Chiesa”. Ne è convinto il Papa, che nel discorso conclusivo del Concistoro, nell’Aula nuova del Sinodo, si è detto “colpito” dal modo in cui i cardinali hanno parlato dei giovani. “Nelle loro domande, ma anche nella sofferenza che talvolta li conduce fino alla disperazione – e a volte fino alla disperazione estrema di togliersi la vita – avete riconosciuto una delle ferite più profonde del nostro tempo”, l’omaggio di Leone XIV: “Ma avete saputo riconoscervi anche l’azione dello Spirito. La loro ricerca di autenticità, di relazioni vere e di senso ci ricorda che il Vangelo continua a incontrare le attese più profonde del cuore umano”. “Molti di voi hanno raccontato le sofferenze provocate dalle guerre, dalle violenze, dalle povertà e dalle tante ingiustizie che segnano la vita dei popoli”, ha inoltre sottolineato il Papa: “Non vi siete fermati però a descriverle. Dietro questi drammi avete riconosciuto una sofferenza ancora più profonda: la solitudine, la crisi delle relazioni, la perdita della speranza, la difficoltà di riconoscersi reciprocamente come fratelli e sorelle. È uno sguardo che non distoglie gli occhi dalle ferite del mondo, ma ne cerca le radici, riconoscendo, spesso nascoste dentro di esse, una rinnovata domanda di senso, di autenticità, di spiritualità e di comunità. Molti cercano oggi speranza e relazioni vere”.