Terremoto Centro Italia: scuole e chiese simboli della rinascita. Accelerano cantieri ed economia nell’Appennino centrale

Foto Calvarese/SIR

Ricostruzione di scuole ed edifici di culto in primo piano nell’area del sisma 2016, dove si registra un deciso cambio di passo. Sono 459 gli interventi programmati sugli edifici scolastici per circa 1,6 miliardi di euro, con un forte incremento degli ordini di attivazione nell’ultimo anno. Tra le opere simbolo, la riapertura dell’Istituto “Divini” di San Severino Marche e dell’“Ugo Betti” di Camerino. Importanti progressi anche per le chiese: 1.276 interventi per oltre 750 milioni di euro, con liquidazioni in crescita e la restituzione alla comunità, tra le altre, della Basilica di San Benedetto a Norcia. Sono alcuni dei dati contenuti nel Rapporto “Ricostruire è prevenire: il laboratorio sisma 2016 tra sicurezza e coesione territoriale”, presentato oggi a Palazzo Chigi dal commissario straordinario Guido Castelli, nel decennale del terremoto che ha colpito l’Appennino centrale. Il documento fotografa un’area di 138 Comuni tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, con circa 540 mila abitanti, sempre più configurata come un modello di sviluppo integrato per le aree interne. Non solo ricostruzione materiale, ma un vero “laboratorio” che unisce sicurezza, rigenerazione urbana, innovazione, lavoro e contrasto allo spopolamento. Sul fronte della ricostruzione privata, le richieste di contributo hanno raggiunto quota 36.149 per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi ammontano a 12,59 miliardi, mentre le liquidazioni superano gli 8 miliardi, di cui circa 2 erogati nell’ultimo anno. I cantieri conclusi sono quasi 15 mila, pari a oltre il 64% degli interventi avviati. Anche la ricostruzione pubblica segna un’accelerazione: 3.667 interventi programmati per oltre 4,85 miliardi di euro, con il 98% delle opere sbloccate e una quota crescente di lavori in corso o conclusi. In parallelo si riduce l’emergenza abitativa, con i nuclei assistiti scesi a 8.759, il 40% in meno rispetto al 2022. “La ricostruzione cresce in modo costante e restituisce fiducia alle comunità”, ha sottolineato Castelli, evidenziando come l’obiettivo non sia solo ricostruire edifici, ma creare le condizioni per vivere e lavorare nei territori colpiti. “È il senso del diritto a restare”. Il Rapporto conferma così come il “più grande cantiere d’Europa” stia evolvendo in un modello nazionale di sviluppo e coesione territoriale, sostenuto dalla collaborazione tra istituzioni e territori, mentre ripartono economia e prospettive per l’Appennino centrale.

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