Mediterraneo: don Ferrari (Ong Mediterrana), “mare della resistenza all’inumanità e della solidarietà”

(Foto Calvarese/SIR)

Il Mediterraneo come luogo di tragedia ma anche di solidarietà e resistenza civile. È il filo conduttore dell’incontro “Lampedusa: la Frontiera che si fa domanda”, svoltosi oggi nello Spazio Media Cei e Uelci del Salone internazionale del Libro di Torino con Pietro Bartolo, suor Giuliana Galli e la moderazione di Lilli Genco. Nel corso del dibattito è stato letto anche un messaggio di don Mattia Ferrari, cappellano di bordo della Ong Mediterranea Saving Humans, che ha definito il Mediterraneo “mare della resistenza all’inumanità e della solidarietà”. Don Ferrari ha richiamato l’attenzione sul ruolo della mafia libica nei traffici di esseri umani e sulla necessità di “un impegno comune” di politica, società civile, comunità religiose e istituzioni giudiziarie per contrastare trafficanti e respingimenti. Molto forte la testimonianza di Bartolo, che ha raccontato episodi vissuti nei soccorsi a Lampedusa, dai naufragi ai bambini salvati o morti in mare, denunciando torture, violenze e condizioni disumane subite dai migranti in Libia. “Abbiamo perso l’umanità”, ha affermato, criticando accordi internazionali fondati sulla deterrenza. Suor Galli ha invece evidenziato la necessità di costruire percorsi di integrazione e accoglienza, ricordando che “chi soffre cerca una possibilità di vita”. Più volte, nel dibattito, è stato richiamato il viaggio di Papa Francesco a Lampedusa nel 2013 contro la “globalizzazione dell’indifferenza”, indicato come un appello ancora attuale.

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