“I migranti sono come l’acqua: continueranno ad arrivare perché chi ha fame cerca pane”. È una delle riflessioni proposte da suor Giuliana Galli, co-fondatrice di Mamre, durante l’incontro “Lampedusa: la Frontiera che si fa domanda”, svoltosi oggi nello Spazio Media Cei e Uelci del Salone internazionale del Libro di Torino con Pietro Bartolo e la moderazione di Lilli Genco. Suor Galli ha raccontato l’esperienza di Mamre, realtà torinese che accoglie migranti e rifugiati attraverso il lavoro di psicologi, mediatori culturali e antropologi. “Mamre è un luogo biblico dove Abramo accoglie tre stranieri”, ha spiegato, ricordando che oggi le frontiere “sono globalizzate” e mostrano “la crisi del pianeta”. Nel suo intervento, la religiosa ha invitato a guardare ai fenomeni migratori non come emergenze temporanee ma come trasformazioni profonde delle società europee. “Siamo sempre in difesa del nostro modo di essere, ma tante culture stanno già arrivando qui da noi”, ha osservato. Richiamando poi la scelta di Papa Leone XIV di recarsi a Lampedusa il 4 luglio prossimo invece che negli Stati Uniti, suor Galli ha definito questo gesto “la scelta più profonda”, perché indica la necessità di “mettersi dalla parte di chi è povero e fragile”. Centrale, secondo la religiosa, resta il ruolo delle reti ecclesiali e associative che “continuano a custodire dignità e umanità”.