(Torino) “C’è una continuità tra Papa Francesco e Leone XIV nella capacità di essere prossimi, comprensibili, immediati. Francesco ha spezzato l’autoreferenzialità con la spontaneità, Leone non è irruento ma molto capace di dire le cose come stanno forse per il pragmatismo statunitense. Per chi fa comunicazione è una lezione da imparare, superando il linguaggio iniziatico”. Lo ha affermato questa mattina la giornalista Annalisa Cuzzocrea intervenendo all’evento “Leone XIV: ‘Il linguaggio dell’uomo inquieto’” alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.
Presentando con padre Joseph Farrell, priore generale degli Agostiniani, il volume “Liberi sotto la grazia” che raccoglie gli scritti di Robert Francis Prevost, la giornalista ha messo in evidenza come nei testi ci siano “tantissime cose che oggi sono fondamentali per l’umano e l’umanità. Ed è emozionante che testi scritti da un Prevost giovanissimo siano un antidoto valido per l’oggi”. Ad esempio “la vocazione della Chiesa a non essere rinchiusa in se stessa ma a diventare forza contro la divisione e l’isolamento”. “Questo elemento – ha commentato – è la forza della Chiesa, sia di Papa Leone che di Papa Francesco”. Emerge un’“idea di Chiesa che non si rinchiude in una comunità di giusti e buoni – tentazione che sempre c’è –, non rinuncia alla sua identità ma la deve spendere per gli altri”. In questo senso, “credo che la guerra sia stata la prima preoccupazione di Prevost quando ha accettato di diventare Papa”. Altri temi richiamati dalla giornalista sono stati “la scelta dei poveri”, “la lotta per la giustizia” e “l’impegno per la pace”. Lottare per la pace, ha spiegato, “significa che non si può fare la guerra in nome di Dio. Per i cattolici – ha osservato – fino a 10 anni fa poteva sembrare scontato, negli ultimi anni abbiamo sentito cristiani parlare della guerra in nome di Dio”. “Questa è un’assurdità per la Chiesa cattolica. E negli scritti c’è la prova di questa assurdità”. Con il recente viaggio in Africa, ha proseguito, “Leone ha posto la Chiesa al centro del dibattito; questo, secondo me, è avvenuto non a caso ma per quella idea degli ultimi, dei poveri” di cui ha scritto come priore generale. E poi, ancora, “l’attenzione al linguaggio usato verso le persone” raccomandato da Prevost: “Mi ha colpito”, ha rivelato Cuzzocrea, convinta che “la Chiesa non può essere una comunità che non si fa capire anche da quelli di passaggio o dalla nuove generazioni”. In questo si avverte un altro segno di continuità tra gli ultimi due Papi, capaci di “fare della Chiesa il fermento che cambia il mondo, che combatte la divisione”.