“Lampedusa è un popolo di mare: tutto quello che viene dal mare è benvenuto”. Con queste parole Pietro Bartolo è intervenuto oggi all’incontro “Lampedusa: la Frontiera che si fa domanda”, ospitato nello Spazio Media Cei e Uelci del Salone internazionale del Libro di Torino e moderato da Lilli Genco, insieme a suor Giuliana Galli. Bartolo ha ripercorso la sua esperienza di medico sull’isola, raccontando i soccorsi, i naufragi e il lavoro di identificazione delle vittime nel Mediterraneo. “Ho visitato più di 350mila persone, donne, uomini e bambini”, ha ricordato, parlando di un Mediterraneo diventato “un cimitero”. Il medico ha denunciato “la globalizzazione dell’indifferenza” verso le morti in mare e le torture subite dai migranti nei lager libici, chiedendo vie legali e corridoi umanitari per evitare nuove tragedie. “Non stiamo parlando di numeri ma di esseri umani”, ha ribadito, criticando le politiche fondate “sui muri e sui respingimenti”. Nel corso dell’incontro è stata sottolineata anche la solidarietà del popolo lampedusano, definito da Bartolo “straordinario” perché “non ha mai chiuso le porte”. Il medico ha ricordato la “Porta d’Europa”, il monumento simbolo dell’isola rivolto verso il Mediterraneo, “senza uscio”, per indicare un’accoglienza che resta aperta.