La contemporaneità del pensiero di Francesco e il ruolo di Assisi nel formare le coscienze sull’importanza della pace e della solidarietà: di questo si è discusso nel corso del convegno “Se i soldi non fanno la felicità. Dall’economia di Francesco a quella contemporanea, come ripensare lo sviluppo globale” che si è svolto nel pomeriggio di giovedì 14 maggio nell’ambito della festa del santuario della Spogliazione ad Assisi. Mons. Felice Accrocca, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, suor Raffaella Petrini, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, Carlo Cottarelli, economista e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore, rispondendo anche alle domande di Eugenio Bonanata e Marina Rosati, hanno evidenziato la necessità di ripensare l’economia nell’ottica francescana. Mons. Accrocca ha richiamato l’attualità del pensiero del Santo (“quanto mai necessario”) nato dall’incontro con i lebbrosi che segna l’inizio del “percorso di revisione: Francesco sceglie di essere povero e dà inizio a un percorso radicale. Nella sua comunità i ricchi sono fratelli dei poveri, le classi non esistono più ed è un concetto rivoluzionario per il Medioevo, come fu rivoluzionario l’insegnamento e il pensiero economico di Francesco: bisogna realizzare un’economia partendo dal bene comune”. Nel luogo in cui Francesco fece riconciliare il vescovo e il podestà, mons. Accrocca ha anche lanciato un invito a “perdonare in senso economico, cioè rimettere il debito ai Paesi strozzati da gravissime crisi economico-finanziarie: non so come si possa fare, ma sarebbe un buon obiettivo da perseguire”. Il presule ha anche auspicato che “da Assisi parta un insegnamento sull’importanza di parole come pace e solidarietà”. Suor Petrini ha posto invece l’accento su quello che potrebbe sembrare il “contributo paradossale” di Francesco e del francescanesimo all’economia “mettendo al centro la povertà. Ma i francescani parlano anche del credito inteso come prestito e non come usura, per una finanza che sia un collegamento ‘buono’ politico e monetario, con una circolarità virtuosa e non speculativa. Il capitalismo ha bisogno di ethos, ossia che il benessere non sia solo del singolo privato ma anche del pubblico, in un servizio che sia vocazione di cura e solidarietà”. È seguito poi l’intervento di Cottarelli, che ha ricordato come in un mondo che viene da 80 anni di crescita e globalizzazione, “non ci sia più la paura della guerra e per questo si parla di corsa agli armamenti”. Ma anche la crescita e lo sviluppo non sono stati solo positivi: “Sicuramente alcuni paesi si sono aperti al resto del mondo e questo ha creato un cambiamento economico positivo: oltre un miliardo di persone viveva con meno di due dollari al giorno e ora sono usciti dalla povertà assoluta, ma per esempio negli Stati Uniti la riduzione della povertà generale ha creato anche un reddito più diseguale, con i ricchi sempre più ricchi. Ricchi che sono anche più difficili da tassare, si veda i tanti paesi che offrono incentivi – che spesso significa meno tasse – alle grandi aziende”.