Si celebra il 5 maggio la Giornata mondiale dell’igiene delle mani, promossa dall’Oms nell’ambito della campagna “Save Lives: Clean Your Hands”. L’edizione 2026 richiama l’urgenza di integrare l’igiene delle mani nei piani d’azione nazionali per la prevenzione e il controllo delle infezioni.
“In Italia non abbiamo una cultura del lavaggio delle mani. Sulla pelle ci sono miliardi di batteri, motivo per il quale dobbiamo interrompere la catena di trasmissione dei microrganismi. Come? In primis con il lavaggio: un gesto semplice, ma estremamente efficace”, spiega alla Fais, la Federazione delle associazioni incontinenti e stomizzati, Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Genova.
A fotografare il divario tra consapevolezza e pratica è la survey promossa dalla Fais, che ha coinvolto 620 persone impegnate nella gestione quotidiana di presidi sanitari monouso. I dati mostrano una popolazione prevalentemente adulta (oltre l’85% ha più di 50 anni) e altamente autonoma: quasi l’85% gestisce il presidio per sé stesso. I dispositivi per stomia sono nettamente la categoria più rappresentata (52,91% delle risposte), seguiti da cateterismo vescicale e ausili per assorbenza. Le mani sono considerate di gran lunga la fonte di contaminazione più sottovalutata (63,53%), seguite dalla superficie di appoggio del materiale (24,71%) ed emergono criticità rilevanti nelle pratiche quotidiane. Il 40% del campione non igienizza sempre le mani, sia prima sia dopo le procedure, mentre oltre la metà dedica meno di 20 secondi al lavaggio, al di sotto delle raccomandazioni. Ancora più significativo è il dato sull’uso dei guanti: il 58,82% dichiara di non utilizzarli mai. Tra gli ostacoli principali non emerge la disattenzione individuale, bensì fattori strutturali: il 34,71% indica la carenza di servizi igienici accessibili fuori casa come barriera principale. Quasi la metà degli intervistati, 47,65%, considera molto utile una guida dedicata e privilegia strumenti pratici come video tutorial e materiali cartacei.
“Questa survey dimostra che la consapevolezza sul rischio infettivo è diffusa, ma non sempre si traduce in pratiche corrette. Per le persone con stomia o incontinenza, l’igiene delle mani non è solo una buona abitudine, ma una componente essenziale della cura, un vero presidio di sicurezza. Eppure, molte gestiscono situazioni complesse senza una formazione strutturata e senza un adeguato supporto. Per questo è fondamentale rafforzare non solo l’informazione, ma anche le condizioni concrete che rendono possibile una corretta gestione quotidiana, trasformando un gesto semplice in uno strumento reale di prevenzione e qualità della vita”, afferma Pier Raffaele Spena, presidente della Fais.
In occasione della Giornata mondiale, la Fais lancia la campagna “Fais la cosa giusta: un gesto semplice, una difesa in più”.