Pedofilia e pornografia: convegno in Senato sui “Nuovi modelli di tutela dei minori”. Abo Loha (Ecpat Italia), “sfruttamento sessuale rimane fenomeno sommerso”

“Lo sfruttamento sessuale rimane fondamentalmente un fenomeno sommerso e non è affatto casuale il titolo di questa giornata: dalla frammentarietà all’integrazione”. Lo ha detto Jasmin Abo Loha, segretario generale di Ecpat Italia (End Child Prostitution Pornography And Trafficking) aprendo questa mattina a Roma il Convegno “Dalla frammentazione all’integrazione. Nuovi modelli di tutela dei minori” organizzato dalla Senatrice Susanna Camusso in collaborazione con Ecpat Italia, in occasione della Giornata Nazionale contro la Pedofilia e la Pedopornografia 2026. Il convegno ha messo insieme varie voci di diverse realtà associative dalla Rete Nazionale Studenti Medi, all’ OMEP Italia, all’ECA Global | Justice Initiative e al Servizio nazionale per la tutela dei minori della Cei all’Aied. “Quello che vogliamo provare a fare oggi – ha detto Abo Loha – è suggerire un cambio di sguardo sul fenomeno dello sfruttamento sessuale. È necessario porci in modo diverso di fronte a questa problematica. Non possiamo più pensare di affrontarla come una somma di casi isolati, come singoli episodi di cronaca che leggiamo sui giornali. Serve un vero e proprio cambio di approccio”. E l’approccio chiama in causa “un approccio sistemico”, “mettendo in relazione tutti quei soggetti che hanno un ruolo centrale nel percorso di crescita dei minori. E, non da ultimo, è fondamentale il coinvolgimento attivo dei minori stessi”. “Ci troviamo davanti a qualcosa che come un prisma ha molteplici facce, e il prisma ha il vantaggio di poter essere scomposto attraverso la luce: questo ci suggerisce che dobbiamo iniziare a osservare tutte queste facce insieme, in modo integrato”. “Abbiamo dei contesti sociali ed economici che hanno un peso determinante”, ha detto Loha. “Abbiamo a che fare con la vulnerabilità” perché “nella fascia d’età compresa tra 0 e 18 anni è una condizione fisiologica: non rappresenta un punto di debolezza, ma è legata al percorso di crescita che ogni minore dovrebbe compiere e che, progressivamente, dovrebbe portare a una riduzione di questa vulnerabilità. Inoltre, non possiamo assolutamente escludere la dimensione digitale”. La rappresentante di Ecpat Italia ha qui puntato il dito contro “le modalità attraverso cui oggi questo fenomeno viene raccontato” con un “accesso di attenzione che rischia di alimentare una sorta di morbosità nei confronti della violenza. Perché, se è vero che da una parte c’è chi assiste a questa violenza come spettatore, dall’altra ci sono persone che quella violenza la vivono direttamente”. “Come dicevamo prima – ha concluso -, la gran parte del fenomeno resta ancora sommersa. Tuttavia, disponiamo di uno strumento che abbiamo utilizzato molto poco negli ultimi anni: la prevenzione. Un tema che, se vogliamo, apre anche una riflessione di natura economica legata agli investimenti da parte della politica. Ma voglio anche ricordare che gli investimenti nella prevenzione sono sempre nettamente inferiori rispetto a quelli destinati alle azioni di contrasto”.

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