Nel 2024 si sono rivolte alla rete Caritas della diocesi di Faenza-Modigliana 1.757 persone. Le 25 Caritas parrocchiali presenti sul territorio hanno accolto 1.084 persone (62% del totale), mentre il Centro di ascolto diocesano ne ha seguite 673 (38%). I Centri di ascolto Caritas si confermano come luoghi di incontro, ascolto e speranza, in cui la relazione è al centro di ogni intervento. Questi alcuni dei dati che emergono dal nuovo Rapporto Povertà e Risorse “Trame di cura”, a cura della Caritas diocesana di Faenza-Modigliana, presentato ieri sera presso la chiesa del Carmine di Bagnacavallo. All’evento sono intervenuti il vescovo diocesano, mons. Mario Toso, il sindaco di Bagnacavallo, Matteo Giacomoni, e don Emanuele Casadio, direttore della Caritas diocesana. “Abbiamo scelto di presentare il report nel territorio della Bassa Romagna – ha spiegato il sacerdote – perché è importante mostrare come le Caritas parrocchiali operino in modo diffuso e coordinato con il Centro di ascolto diocesano. È stata anche l’occasione per ricordare la parrocchia di Traversara, a un anno dall’alluvione che l’ha duramente colpita. Questo momento vuole essere un segno di vicinanza e accompagnamento della Caritas diocesana accanto alle Caritas locali”.
Nel 2024 le Caritas parrocchiali di Alfonsine, Bagnacavallo, Cotignola, Fusignano, Russi, Sant’Agata sul Santerno e Villanova hanno seguito 329 persone, rappresentative di altrettanti nuclei familiari. Le donne rappresentano il 64% del totale, con un’età media di circa 50 anni. La nazionalità più frequente è quella italiana (2 persone su 5), ma le Caritas hanno incontrato persone di 25 Paesi diversi, segno di una crescente complessità culturale e sociale. Le nazionalità più rappresentate tra gli stranieri sono marocchina, senegalese, nigeriana e rumena, che insieme costituiscono il 70% del totale. Il 48% delle persone seguite è coniugato, il 23% celibe o nubile, il 20% separato o divorziato e il 9% vedovo. Tra gli italiani è maggiore l’incidenza di divorziati e vedovi, mentre tra gli stranieri prevalgono i coniugati.
Uno degli aspetti più significativi che emerge dal rapporto è la diffusione del “lavoro povero” (working poor) nella Bassa Romagna e Russi. Non è solo la mancanza di un impiego a generare disagio economico (38% dei casi), ma anche la presenza di redditi insufficienti: il 36% delle persone incontrate lavora, ma non guadagna abbastanza per sostenere la propria famiglia. La quasi totalità degli utenti è regolarmente residente (solo due persone risultano prive di permesso di soggiorno), segno di un forte legame con il territorio. Il 90% ha una casa in cui vivere, di cui il 77% in affitto e il 13% di proprietà. Gli interventi di aiuto più frequenti restano quelli alimentari ed economici, a conferma delle difficoltà quotidiane delle famiglie nel far fronte alle spese essenziali.
A livello diocesano, poi, mensa, consegna di viveri e accoglienza hanno fatto registrare numeri in crescita. Alla mensa diocesana nel 2024 sono stati serviti 11.336 pasti, con un incremento del 75% rispetto al periodo pre-pandemico; al Centro di ascolto diocesano sono quasi 3.000 i pacchi alimentari distribuiti (2.901), più del doppio rispetto al 2019; infine, sono stati 6.046 i pernottamenti registrati, pari a circa 70 persone ospitate durante l’anno.
La serata si è conclusa con la visita alla mostra fotografica “Oltre la piena”, allestita nella chiesa del Carmine: un racconto per immagini che intreccia memoria, ferite e speranza, ricordando come la solidarietà sia la prima forma di ricostruzione. La mostra a Bagnacavallo è visitabile fino al 15 ottobre.