Paraguay: centinaia di medici del sistema sanitario pubblico si dimettono in massa. Vescovi, “condividiamo rivendicazioni, ma crisi non ricada sui pazienti”

La Conferenza episcopale paraguaiana (Cep) interviene sulla crisi senza precedenti del sistema sanitario pubblico, aggravata questa settimana dalle dimissioni di centinaia di specialisti e dall’incertezza che ciò genera in migliaia di pazienti. Una scelta clamorosa, motivata dai medici con il fatto che gli stipendi sono congelati da più di un decennio, mancano le forniture e le condizioni di lavoro sono inferiori anche a uno standard minimo. “Scriviamo per ribadire ciò che è in gioco e non può essere perso di vista: la salute è un Bene comune, un diritto di tutti, e non un privilegio di chi può pagarlo, né una promessa che si compie solo nei discorsi. Quella dei malati è la fascia più vulnerabile della nostra società, che soffre maggiormente questa crisi”.
I vescovi riconoscono che le rivendicazioni del personale sanitario sono legittime: “Uno stipendio dignitoso è quello che non obbliga nessuno a sovvenzionare di tasca propria il servizio che presta allo Stato; questo non è un lusso, è una soglia minima”. Non si può neppure mettere in discussione il diritto di un professionista a dimettersi. Tuttavia, secondo la Cep, il fatto che ciò avvenga in modo massiccio e simultaneo, finisce per ricadere sui pazienti, soprattutto quelli più fragili e poveri
“Chiediamo al sindacato che, senza rinunciare alla sua giusta rivendicazione, si prenda cura anche di questo costo: che dia priorità ai casi più urgenti e mantenga informati coloro che dipendono dalle sue cure. E chiediamo allo Stato che si assuma la sua responsabilità originaria: quattordici anni di indifferenza non si risolvono con un comunicato né con una vaga promessa”, la richiesta dei vescovi, che propongono al Governo “un tavolo di lavoro a cui partecipino anche il Congresso, le società scientifiche, i governi dipartimentali e la cittadinanza organizzata, in vista del Bilancio generale della Nazione 2027”.

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