Migranti: Alleanza contro la povertà, “povero un terzo delle famiglie composte da stranieri”. I rischi della “remigrazione”

In Italia il 35,2% delle famiglie composte esclusivamente da stranieri vive in povertà assoluta. E avere un lavoro spesso non basta: è povero anche il 29,1% delle famiglie con almeno uno straniero in cui la persona di riferimento è occupata. Alleanza contro la povertà rilancia questi dati mentre in Europa aumentano trasferimenti, rimpatri ed esternalizzazione delle frontiere, chiedendo di riportare al centro persone, diritti e inclusione. Sul caso dei “dublinanti” – Germania, Austria, Svizzera, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi hanno annunciato o avviato trasferimenti verso l’Italia, ritenuta responsabile dell’esame delle domande d’asilo – l’Alleanza evidenzia il legame con povertà e marginalità. Nel 2024 sono state presentate in Italia 151.120 domande d’asilo, mentre le Commissioni territoriali hanno esaminato 78.565 prime istanze. A fine anno circa 180mila richiedenti erano in attesa di una decisione, quindi in condizioni di grave precarietà sociale ed economica. Chi è nei centri governativi o nei Cas riceve 2,50 euro al giorno per le spese personali, circa 75 euro al mese; per chi resta fuori dall’accoglienza non è previsto alcun sostegno economico. Dal 12 giugno 2026, inoltre, il diritto al lavoro scatta dopo 90 giorni dalla formalizzazione della domanda, contro i 60 precedenti. La povertà è diffusa anche tra i rifugiati riconosciuti: secondo Unhcr il 43,5% vive in povertà assoluta, il 67% sotto la soglia di povertà relativa e il 26% in grave deprivazione materiale e sociale.
L’Alleanza interviene anche sulla proposta di legge popolare sulla “remigrazione”, avviata il 17 gennaio 2026, che prevede il ritorno “volontario e assistito” nei Paesi d’origine per diverse categorie di stranieri. La platea potenziale è ampia: a fine 2024 i cittadini non comunitari con regolare permesso erano oltre 3,8 milioni. La proposta istituisce inoltre un Fondo da 1 miliardo l’anno, fino a 2 miliardi, tassa le rimesse del 3%, abolisce la programmazione annuale dei flussi di lavoro e introduce nuove misure su espulsioni e cittadinanza. Per l’Alleanza, sottrarre risorse all’integrazione aumenta povertà e marginalità, mentre tassare le rimesse colpisce famiglie spesso residenti in Paesi poveri. Incentivare la partenza degli stranieri regolari potrebbe inoltre aggravare la carenza di manodopera: sono 2 milioni e 514mila gli occupati stranieri, il 10,5% del totale, con incidenze elevate in servizi, agricoltura, alberghi e ristoranti ed edilizia. L’Alleanza chiede infine di rafforzare le politiche di contrasto alla povertà, riducendo da cinque a due anni il requisito di residenza per l’Assegno di inclusione, e di contrastare lavoro povero, sfruttamento e caporalato, garantendo alloggi dignitosi, trasporti, superamento dei ghetti, controlli e piena applicazione dei contratti.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa