“Sapevo che la Madonna di Polsi era molto miracolosa, ma non fino a questo punto! E sapete qual è il vero miracolo della Madonna? Siete tutti voi, così numerosi, così devoti e, soprattutto, tantissimi giovani che di solito non vedo nelle chiese. Significa che la Madonna ci attira. La Madonna ci porta a Gesù. La Madonna ci porta alla verità su noi stessi”. Lo ha detto ieri sera mons. Cesare Di Pietro, vescovo di Locri-Gerace, nella parrocchia di San Luca in occasione della festa della Vergine Santissima della Montagna di Polsi. Il presule cita Giovanni Paolo II invitando a “prendere in mano la nostra vita”: “Soprattutto voi, ragazzi e giovani: non subite la vita passivamente, ma prendetela in mano”.
La prima immagine che mons. Di Pietro ha voluto consegnare è stata quella della vela: “siate docili al vento di Dio, al soffio dello Spirito”, ha detti. E poi la spada: “prendiamo in mano la spada della Parola di Dio, non per ferire qualcuno, ma per lasciarci ferire dal Signore. Il Signore – ha spiegato – per la sua Parola di vita, ci ferisce il cuore, cioè fa sì che nulla scivoli nella banalità e diventa segno di contraddizione, segno di caduta e di risurrezione per molti”. E poi la tunica di Cristo “che non fu divisa”: “Maria è figura della Chiesa e immagine perfetta della Chiesa che siamo noi. Lei è là dove noi siamo chiamati ad essere e la nostra Chiesa non deve essere divisa. La Chiesa è comunione. Diceva san Cipriano, uno dei Padri della Chiesa del III secolo, che la tunica è il simbolo dell’unità della Chiesa”. Per il presule della Locride “se ci sono odi e divisioni tra di noi, nel nome di questa Mamma rivestiamo tutti, stasera, la tunica di Cristo: l’abito della comunione, la veste della Prima Comunione, la veste del Battesimo, della purezza originale, di chi si sente fratello in umanità con tutti”. E “l’ultimo segno” è quello del “Magnificat” perché “se noi abbiamo percorso questi primi passi – il passo della docilità allo Spirito Santo, come vela al vento; il passo della spada, che fa cadere le cattive abitudini e le resistenze al progetto di Dio; il passo dell’unità e della comunione tra di noi – allora accade questo miracolo: il Vangelo libera il canto. La nostra vita diventa un canto, un inno d’amore, di entusiasmo, di esultanza”.