“La scuola deve essere il luogo nel quale nessuno viene escluso e ogni persona può sentirsi accolta, riconosciuta e accompagnata. Di fronte alle misure annunciate dal Governo sulla presenza degli alunni stranieri nelle classi, riteniamo fondamentale partire da una parola: inclusione”. È quanto dichiarano congiuntamente Umberto Palaia, presidente nazionale dell’Agesc; Carla Monaca, presidente nazionale di Ciofs Scuola; Virginia Kaladich, presidente nazionale della Fidae; Vitangelo Denora, delegato della Fondazione Gesuiti Educazione.
Le associazioni intervengono così nel dibattito sulle norme prospettate dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
“Eventuali situazioni di forte squilibrio nella composizione delle classi – proseguono le associazioni – devono essere affrontate con buon senso, senza trasformare un problema organizzativo ed educativo in un criterio di esclusione. Non è la cittadinanza di un alunno a determinare le difficoltà di una classe. Occorre considerare la conoscenza della lingua italiana, i bisogni educativi dei bambini e dei ragazzi, il contesto sociale e territoriale e le condizioni nelle quali operano le singole scuole”.
Per le associazioni firmatarie, “l’inclusione non si realizza attraverso automatismi o percentuali applicate indistintamente. Richiede il coinvolgimento delle scuole, delle famiglie, degli enti locali e delle comunità territoriali, insieme a investimenti adeguati nella mediazione culturale, nell’insegnamento dell’italiano, nella formazione dei docenti e nel sostegno alle realtà che operano nelle aree più complesse” .
In questo percorso, le scuole paritarie cattoliche sono pronte a fare ancora di più: “Le nostre scuole sono disponibili ad accogliere un numero maggiore di bambini e ragazzi, contribuendo anche a una distribuzione più equilibrata degli alunni e sostenendo concretamente i percorsi di integrazione. Ma questa disponibilità deve essere accompagnata da condizioni che consentano davvero a tutte le famiglie di scegliere una scuola paritaria, indipendentemente dal reddito e dalla provenienza”.
Le associazioni firmatarie chiedono, quindi, che sia finalmente data piena attuazione alla legge 62 del 2000, che ha riconosciuto le scuole statali e paritarie come parti dell’unico sistema nazionale di istruzione: “A più di venticinque anni dalla sua approvazione, la parità giuridica non si è ancora tradotta in una parità effettiva sul piano economico. Finché la scelta di una scuola paritaria continuerà a comportare un costo aggiuntivo per le famiglie, la libertà educativa resterà incompleta e accessibile soltanto ad alcuni. Rendere pienamente operativo il pluralismo scolastico permetterebbe alle scuole paritarie cattoliche di ampliare ulteriormente la propria capacità di accoglienza e di offrire un contributo ancora maggiore alle politiche di inclusione”.