“Celebrare significa riconoscere pubblicamente la grandezza di un gesto, fare memoria significa lasciare che quel gesto continui a interrogarci”. Lo afferma mons. Dario Edoardo Viganò, vice cancelliere delle Pontificie Accademie delle scienze e delle scienze sociali, intervenendo oggi all’ottava edizione del Festival del diritto, dedicato a Salvo D’Acquisto nell’83° anniversario della morte. Il 23 settembre 1943, a Palidoro, il giovane vicebrigadiere dei carabinieri si accusò di un attentato mai commesso per salvare ventidue ostaggi condannati alla fucilazione dai tedeschi. La notorietà della figura, osserva Viganò, espone al rischio “di vedere soltanto il ‘monumento’ e non più la ‘persona’”: quella decisione “fu il compimento di una disposizione interiore costruita nel tempo”, perché “le decisioni eccezionali sono spesso preparate da fedeltà quotidiane”. Ripercorrendo film e fiction sulla vicenda, da “Fiamma che non si spegne” di Vittorio Cottafavi alla miniserie con Beppe Fiorello, il presule richiama la responsabilità delle immagini, che “contribuiscono a stabilire che cosa ricordiamo”. Memoria civile ed ecclesiale, aggiunge, “non coincidono e non devono essere confuse”, ma convergono nel riconoscere “la libertà di una scelta attraverso la quale un giovane assunse su di sé la sorte di altre persone”. “Servire non significa semplicemente occupare un posto, ma restare quando sarebbe più facile allontanarsi e, soprattutto, proteggere chi ci è affidato”, conclude.