“Alcuni pensatori hanno presentato il progresso tecnico-scientifico come qualcosa che indebolisce il rapporto con Dio, fino a farlo sembrare superfluo, o addirittura come antagonista rispetto alla fede cristiana”. Lo ha affermato il Papa nella catechesi dell’udienza di oggi, in cui ha denunciato il “dramma dell’umanesimo ateo” stigmatizzato da Henri de Lubac all’epoca del Concilio. “Un tale pregiudizio si afferma soprattutto in quella parte della cultura occidentale che ha perso il suo riferimento alla Rivelazione cristiana”, ha spiegato Leone XIV: “Negli umanesimi post-cristiani l’essere umano e Dio vengono erroneamente presentati come rivali: per affermare le sue conoscenze, la sua libertà e il suo progresso, l’uomo dovrebbe emanciparsi da Dio”. Alla fine, però, “negando la relazione con Dio, si perde anche la possibilità di affermare il valore trascendente della persona umana”. Per i credenti, invece, “l’attività umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio”. Anzi, i cristiani “sono persuasi piuttosto che le vittorie dell’umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno”.