Consiglio permanente: no a eutanasia e suicidio assistito, “nessuno sia lasciato solo”

Nel ribadire la contrarietà all’eutanasia e al suicidio assistito, i vescovi italiani sottolineano “la distinzione tra il rifiuto dell’accanimento terapeutico e l’intenzione di procurare la morte”: la dignità della persona “chiede accompagnamento, sollievo dalla sofferenza, sostegno alle famiglie, perché nessuno sia lasciato solo o si senta un peso”. È quanto si legge nel comunicato finale del Consiglio episcopale permanente della Cei. Il confronto sul fine vita, spiegano i vescovi, ha posto al centro “un impegno culturale e formativo capace di affrontarne la complessità e di promuovere la cura della persona”. Il Consiglio ha insistito sulla conoscenza e la diffusione delle cure palliative e della terapia del dolore “anche dentro le comunità cristiane” e su un maggiore coinvolgimento degli operatori sanitari e delle associazioni professionali cattoliche. È stata inoltre rilevata l’urgenza di approfondire, alla luce della fede, le questioni poste dalle trasformazioni che la tecnica introduce “nel nascere e nel morire”, nella certezza che la formazione delle coscienze e il dialogo con il mondo della sanità e con le istituzioni “possono contribuire a un confronto pubblico più consapevole e alla diffusione di una cultura della cura”. Il tema è tornato al centro del dibattito pubblico dopo l’approvazione, il 2 settembre, della legge regionale del Veneto sul suicidio medicalmente assistito, quarta Regione a legiferare in materia dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna.

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