Diocesi: Salerno, oggi la solennità di San Matteo. Mons. Iannone, “Cristo fa anche di noi un’Eucaristia per il Padre e per il mondo”

(Foto don Alfonso D'Alessio)

“Gesù ha inaugurato un sacrificio nuovo, quello con cui si consuma sull’altare della volontà di Dio il proprio corpo, cioè sé stessi”. Lo ha detto, stamattina, in cattedrale a Salerno, mons. Filippo Iannone, prefetto del Dicastero per i vescovi, nel pontificale della solennità di San Matteo, patrono della diocesi di Salerno-Campagna-Acerno. Il nostro “sacrificio Gesù non solo non lo abolisce, ma dice che senza di esso non si entra nel regno: ‘Chi non rinnega se stesso…'”, ha osservato aggiungendo che “senza dire di no a certe insaziabili esigenze del nostro corpo, non si diventa spirituali; si resta carnali, insegna ancora l’apostolo delle genti”.
Ma “non solo il corpo. Se il sacrificio per eccellenza è ‘fare la volontà di Dio’, è sull’interno che si deve insistere, sul sacrificio dell’’io’ egoista ed orgoglioso, che abita purtroppo in ognuno di noi, che si oppone a Dio e mortifica e offende i fratelli. È dentro di noi, soprattutto, che dobbiamo cercare la vittima da sacrificare. Il sacrificio perfetto è quello che comincia con la conversione del cuore”, ha spiegato il prefetto.
“Questo sacrificio, così concepito, non appare più come l’opposto dell’amore e della misericordia; spiana, invece, ad essi la via – ha chiarito -. Solo chi è giunto a saper resistere a sé stesso, a darsi qualche volta torto, a dirsi qualche ‘no’, di solito è pronto a dare ragione, a dire di sì al fratello, a comprenderlo, a perdonarlo, a usare, insomma, misericordia con lui. Il cristiano non si sacrifica mai in astratto, tanto per sacrificarsi; si sacrifica sempre per qualcuno, a beneficio di qualcuno, esattamente come Cristo che si è dato in sacrificio ‘per noi'”. Mons. Iannone ha osservato: “I santi più austeri con sé stessi erano i più dolci e generosi con gli altri. Così, prima di tutti i santi, ha fatto Gesù stesso: egli passò quaranta giorni nel deserto digiunando e, forse, anche in seguito si contentò di mangiare quanto capitava e quello che capitava. Ma andò a pranzo da Matteo per far piacere a lui e agli amici e far loro dono della sua misericordia”.
E ha concluso: “Abbiamo parlato del sacrificio di Cristo e di quello del credente. Le due cose non restano staccate e senza nesso. Se così fosse il nostro sacrificarci resterebbe soltanto un esercizio ascetico, per quanto salutare. Il momento dell’incontro tra i due sacrifici — quello di Cristo e quello della Chiesa — è, appunto, la messa che stiamo celebrando. Qui le goccioline d’acqua dei nostri sacrifici si fondono con ‘il sangue versato sulla croce’ in un unico sacrificio, il sacrificio della nostra riconciliazione, con Dio e tra di noi. Cristo fa anche di noi un’Eucaristia per il Padre e per il mondo”.

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